… volere è potere … - di Francesco Briganti
Salvando la buona pace delle nostre rispettive mamme eravamo tre figli di. Pur abitando in una piccola cittadina calabrese in cui in pratica si conoscevano tutti, noi ci incontrammo per la prima volta una mattina alle cinque in casa di una professoressa di disegno, la mitica professoressa Purri. Per motivi diversi tutti e tre venivamo da una bocciatura; tutti e tre volevamo fare il “salto”, come si diceva allora, quindi recuperare l’anno perso e diplomarci; tutti e tre avremmo, però, fatto a meno di studiare: Raffaele, oggi stimato professore di lingue, Natale, oggi stimato ortopedico in pensione ed io, oggi “professionista zarellaro” in giro per l’Italia ad inventarsi la vita ogni giorno.
Sia come sia, riuscimmo tutti e tre a raggiungere lo scopo; mitica fu la festa di diploma che ci vide insieme ed esaustivamente persi, tutti e tre, nella più solenne delle sbornie con Raffaele che acchiappava farfalle inesistenti invocando una Maria che neanche sapeva della sua esistenza; io che, incurante dell’età, mi dichiaravo perdutamente innamorato di ognuna delle donne presenti; Natale, l’unico che in qualche modo reggeva meglio l’alcool, a vomitare l’anima ogni volta che nessuno gli prestava attenzione. Tre fratelli!; questo eravamo diventati in notti insonni di pseudo studio, in giorni persi a cazzeggiare tra parsec e frecce che non arrivavano mai a destinazione, tra romanticismo italiano, problemi di algebra, seni, coseni e quella letteratura latina e francese di cui non ci importava un fico secco.
Università: Raffaele a Bari, Natale a Siena e poi a Firenze, io a Napoli e poi a Firenze: l’unico che non ha mai messo la testa a posto, come chiaramente si evince, io!. Ci ritrovammo in via del Proconsolo 7, due anni dopo l’iscrizione di ognuno, io e Natale a Firenze: abitavamo nello stesso appartamento e, qualche volta, studiavamo assieme; sempre, ma in special modo nel tempo libero, quello spirito fraterno che ci aveva accomunati, tornava prepotente alla ribalta e cementava ogni giorno di più il nostro fraterno rapporto. Pallone, poker, cavalli e ragazze le alternative allo studio per lui mentre per me ero lo studio ad essere alternativo a.
Uniti in tutto, negli ideali sia pure non nelle idee spesso in contrasto ed opposte tra loro, nella visione del futuro immanente e lontano, nella parentela che ci eravamo inventati fidanzandoci con due sorelle, oggi nostre mogli, nella reciproca libertà di azione del quotidiano, nella tragicomica battaglia contro gli invasori cui dovemmo fronteggiare quando il nostro appartamento divenne una comune abitata da ben 17 persone tra maschi e femmine, nello scolarci stoicamente, la sera davanti ad un mazzo di carte napoletane, bottiglie di Petrus come fosse fresca acqua di fonte: forse è in quei giorni che è nata la mia proverbiale gastrite.
Due fratelli; due ragazzi in crescita che avevano fatto della loro fortunata congiunzione studentesca una reciproca ragione di costruzione del futuro: ognuno a suo modo, ognuno con una filosofia diversa, ognuno disposto a difendere l’altro quale che fosse la ragione con l’altrui contendere eppure, una sera, una parola sbagliata, forse un nervosismo da ansia per esami imminenti o forse una mia invidia per un suo successo contemporaneo ad una mia sconfitta, ci fronteggiammo come due galli da combattimento e come tali lasciammo partire al unisono due pugni; violenti, decisi a far male il più possibile, raggiungemmo entrambi lo stesso risultato: il pronto soccorso dieci minuti dopo al ospedale di Santa Maria Nova; l’uno disteso su di una barella a combattere contro una emorragia delle turbinate, l’altro a tenergli la mano. Lo scazzo improvviso e terribile che poteva distruggere anni di storia insieme ed un futuro, oggi ancora in comune, non aveva sfaldato nulla ed, anzi, aveva saldato ancora di più due menti, due cuori, due intelligenze … .
Un’altra Italia è possibile!. Io dico solo questo nella speranza che chi dovrebbe capire capisca e la smetta di rompere i sogni e le palle di quegli italiani che ci hanno creduto e si sono spesi perché un particolare sogno crescesse sino a diventare realtà.
Il resto sono solo chiacchiere da cortile!.