24 febbraio 2013 … - di Claudia Petrazzuolo

Ho una foto davanti a me. Un tizio con una bandana in testa, una donna seminuda sulle ginocchia, un’altra a seno scoperto che si strofina su spalle al di sotto di un cranio tirato e rappezzato ad imitare una maglia lisa malamente curata. Intorno una pletora di personaggi e pin up più o meno famose; attricette ed attorucoli, comunque comparse della loro stessa vita, a rendere omaggiante presenza; servi ideologici, lecchini e proni, ad ossequiare un polipo viscido e nauseante, troppo meschino per rendersi conto della falsità del tutto. Sullo sfondo un finto vulcano finge una falsa eruzione!.
Ho una foto davanti a me. Un professore ed una professoressa che parlano ad un pubblico ben disposto ad ascoltarli e speranzoso di ascoltare quelle parole magiche che aiuteranno ognuno e tutti a risollevarsi. Lacrime copiose scendono commosse dagli occhi della donna; soffre!, si vede, traspare dal suo non riuscire a parlare, dal suo singhiozzare sommesso, dal suo cedere la parola all’uomo che le siede accanto il quale santifica, giustificandone le decisioni, impopolari, discriminanti, diseguali che tra una lacrima e l’altra sta firmando.
Ho una foto davanti a me. E’ un romagnolo; è seduto ad un tavolo di un bar o di una trattoria o di un qualsiasi posto al mondo; sembra riflettere, sembra pensare ai mali del mondo, forse sta solo chiedendosi quand’è è che ha cominciato a rinnegare ognuna delle sue idee, il suo ideale, il suo credere nel sacrosanto diritto all’uguaglianza, alla rettitudine morale, il suo odio per i compromessi, gli insegnamenti attinti in quella scuola e da quei professori che avevano fatto la storia del suo paese, combattendo tra i monti e contro l’ingiustizia, la dittatura e l’invasore straniero: “ … quand’è che ho smesso di essere comunista finendo per non essere nemmeno più di sinistra? …”.
Ho una foto davanti a me. E’ ripresa una testa di bronzo, un mento pronunciato, un viso volitivo e deciso; al di sotto di quel mento si vede distintamente una camicia di un bronzo più scuro, molto più scuro, quasi nero … sul taschino si legge una scritta: “ … se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi! “. La storia racconta che fu accontentato sia nella prima parte che nella seconda; oggi i suoi seguaci sono pochi ed alcuni di questi abitano “ CASA POUND” e qualcuno afferma a gran voce che costoro SONO BEN ACCETTI.
Ho una foto davanti a me. Una foto di per sé tragica e commovente: un istante fissato nell’attimo in cui una vita cominciava a spegnersi mentre attorno a quella vita la disperazione, il dolore, le rabbia cresceva di secondo in secondo mentre ognuno di questi sentimenti si spandeva, allargandosi a macchia d’olio, a coloro che la imploravano di non andarsene e poi a quelli contigui, ed a quelli a questi più prossimi e poi oltre il parapetto del palco, al di là delle transenne e , fila dopo fila, in ognuno di quelli che, accalcati in una massa di soggetti ciascuno con la consapevole coscienza di sé, credevano in quella vita e nelle idee da Lei professate: Enrico Berlinguer in preda all’attacco che lo ucciderà!.
Quanti giorni mancano alle elezioni? ; tra ventidue giorni sarà tutto finito e avremo soltanto due risultati possibili: AVREMO VINTO oppure AVREMO PERSO. Ecco, io consiglierei a ciascuno di procurarsi delle foto uguali alle mie e di guardarsele un attimo prima di mettere la fatidica croce sulla scheda. IO STO CON IL GIUDICE INGROIA, ma che ognuno voti secondo coscienza.