ACTUNG JUDEN … - di Francesco Briganti

26.01.2014 09:09

Il freddo!. Quello che nasce dalle ossa, che paralizza i muscoli, che gela il cuore, che stramazza la mente. Il freddo del passo velocizzato dalla paura,quella paura che non lascia dormire, che vince la stanchezza, che precede ogni alba e uccide ad ogni tramonto, che ti terrorizza secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, ora dopo ora giorno dopo giorno; quella paura senza confini e senza fine che non ha domani perché il domani è prolungamento dell’oggi a sua volta infinta tortura a seguire il giorno precedente e quelli prima e quelli prima di prima; la paura che non trova spiegazione, la paura della bestia feroce che assale per maligna decisione e senza cause e ragioni strazia violenta bimbi donne uomini e vecchi; la paura con l’unica speranza di morire: presto, velocemente,ora!. Per smettere di soffrire!.
Ad Auschwitz c’era la neve ….
Milioni di anime, dalla Germania, dai paesi occupati, da quelli alleati. Animali senza anima e dignità e come tali trasportati in carri bestiame; costretti alla promiscuità senza sesso incurante della fame, della sete, di quei bisogni corporali trattenuti e poi assolti al di fuori di ogni vergogna, di ogni pudore, di ogni umanità. Corpo a corpo, vicini al vicino del vicino enza più spazi, senza più aria, senza alcuna dimensione libertaria. Privati anche del significato della parola esistenza, respiro dopo respiro, kilometro dopo kilometro, brivido dopo brivido, fosse estate o inverno, correva quel treno carico di quelli che una volta erano uomini, donne, madri, padri, figli, figlie, fratelli e sorelle ed ora soltanto ed in piena coscienza carne da macello.
Ad Auschwizt c’era la neve …
“ … di qua gli uomini, di là le donne …”; i bambini all’asilo campo di gioco dove un colpo di pistola, alla nuca o diretto al piccolo cuore, chiudeva una vita al suo inizio senza averle dato la spiegazione del suo essere nata se, poi, doveva finire in quel modo. Ed il lavoro. La schiavitù di un servizio reso all’aguzzino forte del fatto che il valore di uno sforzo era pari a zero e ne valeva meno in quanto, comunque, un morto che cammina, può essere sostituito da un altro e da un altro e da un altro ancora.
Magri!. Con la pelle oramai a coprire ossa senza più muscoli e senza più tensione. Piedi strascicati stancamente l’uno dietro l’altro in fila a seguire lo zombie davanti, ognuno a precedere ed a seguire a sua volta un condannato innocente colpevole solo della follia di una bestia assassina. Quelli baciati dalla fortuna spegnevano la propria lampada vitale all’interruttore di un proiettile improvviso, senza sapere, senza vedere, senza accorgersene; quelli a cui la vita non da mai tregua a vedere morire i propri cari, i propri amici nella certezza che con ognuno di loro si spegneva assieme, ignorante e fintamente ignara, la razza umana.
Ad Auschwitz c’era la neve …
lo Zyclon B e l’acido cianidrico a sostituire, comunque e forse liberatorio, quell’acqua che, fonte di vita, da quelle aperture non sarebbe più uscita.
E così le docce; figlie della sconfitta imminente, della tentativo di nascondere un eccidio animale, con tonnellate e tonnellate e tonnellate di terra a cercare di coprire un cimitero senza nomi, senza più anime con solo corpi non più tali e martoriati e morti a passare per un camino ed a fungere da marchio infamante e sempiterno per quei vermi in divisa che presto li avrebbero seguiti nella stessa sorte, finalmente, e senza pietà, puniti per la loro insulsa ed insana ferocia.
E poi il calore; quello dei colpi di cannone sempre più vicini, quello dgli aerei che in cielo sfrecciano veloci a dire: “ … resistete stiamo arrivando!”; quello del soldato che ti aiuta ad alzarti, quello del pezzo di cioccolato che ti riporta alla vita; quello delle lacrime di chi guarda, vede e si vergogna del suo essere uomo, quello di un gesto d’amore, di sostegno; quello di una parola che non capisci, ma trasuda pietà compassione e cerca di spingerti a quella speranza che altre uniformi hanno sotterrato nell’disprezzo dell’odio. Quello del sole che torna a splendere e della vita che ricomincia a fluire verso un domani che è per forza migliore anche fosse soltanto perché peggiore è davvero impossibile.
Forse … !.
Ad Auschwitz c’era la neve …
In sei milioni se ne sono andati, ma ognuno e ciascuno è ben presente nella memoria di tutti, anche in quella di chi “porco umano” distribuisce teste di maiali a confermare che la madre degli assassini continua ad essere incinta.