... buon Natale ... - di Francesco Briganti
Negli occhi di una donna, di ogni donna, si perde anche il più profondo degli oceani; in essi corre lo spirito di avventura di ogni uomo innamorato e di ogni figlio a sentire amore filiale. Negli occhi delle donne anche il deserto più asciutto può fiorire di speranza in sogni realizzati e, se è vero che gli occhi sono gli specchi dell’anima, amarne una significa ritrovare Dio!.
La guardo ed il suo muoversi metodico eppure frenetico e senza sosta mi spinge ad un’ansia tranquilla e serena. Le sue mani si muovono ad accarezzare lentamente, a viaggiare per percorsi oramai noti, ad un incedere progressivo e violento che lascia le dita, esploratrici eppure sapienti ed esperte, invischiate in una promiscuità che ne ha della sensuale poesia: scivolano, sfuggono repentine per poi ritornare di nuovo e nuovamente sfuggire ora da un lato ora dall’altro, ora su ed ora giù in un crescendo rossiniano che diventa, eroticamente ed all’unisono, passionale e santo. Rallenta, si ferma mentre una goccia di sudore le scivola dalla fronte lungo la guancia, riprende a muoversi con grazia decisa seguendo il ritmo tipico di chi ama senza pudori, senza timori, senza sosta né tregua. Perde sé stessa dimentica del mondo circostante e crea, come sempre, come le hanno insegnato, come la propria esperienza l’ha resa donna.
Il mucchietto di farina sul pianale di marmo che solo un attimo prima sembrava un atollo creativo con al centro a campeggiare un uovo in attesa, conosce così, improvvisa e sconvolgente, la tempesta fattiva della trasformazione: un pizzico di sale, una cascata di acqua tiepida ed ecco che, miracolo della chimica fisica meccanica, pochi elementi di base diventano un tuttuno compatto ed elastico pronto a lasciarsi plasmare nelle forme più varie; bianca, un’altra candida e farinosa nevicata asciuga di quel tanto il composto che si compatta e si rassegna: si lascia amorevolmente sedurre e cede, eroticamente convinto a diventare oggetto di pasto e soddisfazione: il tagliolino!, promesso sposo di un brodo che “puppuleia”, primordiale e atavico come la notte dei tempi, da ore su di un fuoco costante ed impietoso a prendere da una gallina sacrificale l’essenza della mattina di Natale.
Tutti gli altri, nella casa silenziosa, dormono ancora sulle bisbocce della sera precedente. Un sottile alito di freddo scivola dall’anta semiaperta sul balcone a rinfrancare l’atmosfera satura di fumo delle mie già troppe sigarette; dalla strada sale il rumore degli autobus a passare assieme alla differente atmosfera cittadina che già nell’ora presta e festiva si afferma e lancia i suoi molteplici messaggi.
Nel soggiorno cucina la confusione regna sovrana; là, nell’angolo presso l’ingresso, l’albero imperterrito rimanda alternate le sue luci colorate mentre ai suoi piedi il babbo natale delle più varie provenienza ha deposto i suoi doni in attesa che un furetto treenne esca dalla propria tana sonnolenta e ne prenda gioioso possesso ad illuminare, incantare, comprare e vendere quelle nonne e quei nonni che pur di navigata esperienza saranno ai suoi piedi per una carezza, per un bacino, per una parola dolce a sciogliere cuori e cervelli dimentichi, finalmente, delle patologie esterne di un mondo che stamattina non esiste.
In questa casa, in tutte le case, in ogni casa!.
E’ la mattina di Natale; per oggi almeno lo ieri è scomparso ed ognuno è ricco quale che sia la latitudine e la longitudine sociale e geografica; stanotte il miracolo del credo si è ripetuto anche per gli agnostici, anche per gli scettici, anche per i cinici; ancora per oggi il sogno di un amore universale aleggerà sui belli e sui brutti, sui buoni e sui cattivi che, anche se solo per oggi, così cattivi poi non sembreranno; ancora per oggi possiamo sentirci tutti fratelli e magari comportarci come se lo fossimo davvero: E’ Natale!. Significhi o no qualcosa per tutti ed ognuno …
auguri a piovere, prendetene a piene mani finché ce n’è!.