Caravan serraglio … - di Francesco Briganti
E’ nuvolo, pioviggina ed una lunga piatta striscia rossa fatica ad est a farsi largo tra banchi carichi di pioggia passata e prossima a venire. L’esaltazione godereccia e illogicamente spensierata delle feste è andata anch’essa o sta per andare mentre i bimbi dell’oggi a stento sanno della befana e dei suoi regali. Babbo Natale, il santa Klaus americano, come molte altre improbabili americanate, ne ha preso il posto cancellando un altro pezzo dei nostri usi e costumi.
Il 2013 ha terminato il suo corso e per quanto mi riguarda sembra abbia voluto siglare la in maniera indelebile la propria negatività a mezzo di un cane che ha ritenuto giusto e appagante, proprio allo scadere, di regalarsi il mio braccio e la mia mano destra, sui quali si è accanito sino a quando non l’ho quasi strozzato. Devo ai miei occhiali se la sua foga non mi è costata un occhio. Niente di eccessivamente grave, ma quanto basta per rovinarmi l’ultimo dell’anno e, se fossi oltremodo negativo e superstizioso, per darmi segnali ben chiari riguardo a ciò che il fato prospetta per il prossimo avvenire.
Il prossimo avvenire!.
Già, cosa ne sarà di Noi da domani in poi?. Homo faber fortunae suae sentenziavano i latini: ogni uomo e artefice della propria fortuna e secondo questo detto ciascuno di noi ha la sua quota parte di responsabilità precise nella e della situazione sociale e politica che ha caratterizzato questi ultimi periodi e quelli precedenti sino ad arrivare a mani pulite quando non si volesse anche includerne gli anni dalla liberazione in poi. Siamo un popolo di esaltati; ci esaltammo con il referendum tra monarchia e repubblica e non capimmo che la decisione era già stata presa in altre sedi, incuranti dell’esito stesso della consultazione. Ci esaltammo nel periodo del boom economico e ci affidammo alle cambiali ed alla spesa a debito per crescere e gonfiare una crescita fatta di pagherò e post datati; lo facemmo ancora dividendoci tra cattivi di destra, cattivi di sinistra e non con gli uni e non con gli altri, negli anni di piombo lasciando che una casta, già allora credutasi perpetua, giocasse con le vite dei figli di allora; perseverammo con mani pulite credendo che la giusta opera moralizzatrice ci indicasse la strada per un rinnovamento che sapemmo cogliere scegliendo da una parte e dall’altra le persone sbagliate da mettere al posto sbagliato nel momento in cui sarebbe stato fondamentale una scelta oculata, ragionata e figlia di ciò che era stato e non di ciò che avremmo voluto fosse. Ci siamo ripetuti diabolicamente e masochisticamente per vent’anni con punte di massima con l’ingresso nell’euro a condizioni da accattoni e di volta in volta con l’accogliere vari ed eventuali salvatori delle varie patrie di cui questa nazione è piena e satura oltre ogni possibile decenza dando spazio e credito ora a questi ora a quegli che, puntualmente, gridava al lupo, per distrarre il gregge dal branco che, senza controllo e nel frattempo, svuotava il pollaio e rapinava la dispensa.
Se dessimo un occhiata al passato per progettare il futuro il compito che ci attende, tutti, dall’oggi in poi sarebbe di una difficoltà estrema, ma, essendo, giocoforza, ben chiaro e delineato non impossibile da realizzare: riandare al voto, esprimere una intelligente e diversa, nella sostanza, classe politica, costringerla ad un rendiconto continuo e funzione di immediate dimissioni a fronte di risultati parziali o negativi; sarei addirittura del parere che ai politici venisse stabilita e corrisposta una retribuzione a merito altrimenti a debito in caso di fallimento nei risultati.
E difficile che a quel cane antropofago, che pure conosco e so non essere rabbioso, io consenta ulteriori e possibili accesi ed eccessi alla mia persona; ma è oltremodo difficile che lui stesso non abbia compreso, adesso, chi tra me e lui è il capo branco. Ecco, noi tutti dovremmo considerare il passato recente e lontano come l’attacco di un cane, avvertirne profondamente il dolore, ma partendo da esso stabilire in modo inequivocabile chi è che comanda e chi è che deve ubbidire così che. lasciate fuori le ciance da cortile, le invettive roboanti, teatrali ed inutilmente distraenti, si possa pretendere da subito e senza ulteriori giustificazioni e rinvii ciò che è nostro diritto in egual misura del come siamo, ed abbiamo ampiamente dimostrato, disposti a fare il nostro dovere.
Il domani è sempre “ un altro giorno ”, ma affinché lo sia davvero il giorno di ieri deve avere una funzione di memoria storica pregnante di esperienza e di logiche conseguenze; da oggi occorre, “ NECESSE EST ” che questa sia la regola se non vorremo essere tutti mendicanti e mangiati dai cani.