… ci vediamo da Mario … prima o poi!. - di Francesco Briganti

04.02.2015 08:19

Questo è il mio sessantatreesimo febbraio; sono nato d’agosto, qualche giorno prima del solleone; amo, forse per questo, quella luce riverberata che acceca dal mare, quegli spazi aperti che solo chi li ha avuti dinnanzi agli occhi sin dai primi momenti apprezza veramente, quegli orizzonti lontani che fanno sognare avventure e lasciano alla mente tutto il tempo, lo spazio, la voglia di perdersi in un girovagare fantasioso senza schemi, punti di partenza o d’arrivo, appigli e soste programmate lungo il cammino del pensiero.

Sono un lupo solitario amante della compagnia; mi piace cantare e scherzare; adoro dialogare con le persone e non mi ritiro mai da una contesa, materiale o verbale che sia, per quanto aspra e dura possa diventare; cerco una logica in ogni cosa, ma poi, quando la ricerca diventa estenuante e senza esito, lascio che le cose accadano e vadano come sembra sia scritto da qualcuno a cui nulla interessa del mio parere o delle mie volontà. Vivo avendo smesso, da tempi lontani, di chiedermi cosa avverrà domani: l’oggi è l’unica realtà esistente; il passato è, se sei intelligente, esperienza, il futuro solo avventura.

Sono un lupo solitario; mi inebrio per questo di quei momenti di assoluta goduria che si trastullano in una infinita malinconia; nell’apprezzare deciso di attimi di spersa coscienza in cui non esistono rapporti; la vicinanza di chi che sia è fastidiosa e opprimente; gli impegni, i doveri, i diritti, le esigenze, le gioie, i dolori, le ragioni di una esistenza non hanno più alcuna importanza ed è solo il respiro a riempire i polmoni ciò che rende all’intorno una tua presenza pur che sia. Quegli attimi di perfezione geometrica in cui sei tutto pur non essendo nulla, giacché del tuo sentire nessuno ha conoscenza ed a nessuno, comunque, importerebbe. Quegli attimi in cui senti che vivere o morire non sono la causa dei tuoi ancestrali timori, ma è il come arriverai al traguardo a lasciarti col fiato sospeso. Se ho una paura vera quella si rispecchia nel non saper morire.

Amo la compagnia. Da quando ho avuto un domicilio mio, ho sempre abitato in case grandi dove fosse possibile riunire parenti ed amici senza tenerne il conto e senza mai pensare a quanto costasse materialmente o moralmente. Ho imparato nell’arco di una vita che troppe volte le spese occorse per tutto ciò erano state troppo esose in funzione di quello che avrei potuto aspettarmi. Non parlo del denaro o di cose materiali, mi riferisco al costo morale che immancabilmente deriva dal caos di una confusione attribuibile alle troppe anime racchiuse in uno spazio delimitato per quanto grande esso possa essere.

Troverai sempre l’egoista ad oltranza; il falso per indole; l’istrione per il gusto e quello per l’interesse; il giuda genetico ed il fesso a prescindere; il serial killer di anime se non di corpi ed il santo a voler redimere e convertire l’altro al proprio pensiero o credo; pochi quelli rispettosi perché rispettano per primi sé stessi e quelli con i quali scoprirai di aver raggiunto un traguardo comune, lontane e divergenti pur fossero le strade vicendevolmente intraprese.

Un traguardo comune; cosa è un traguardo comune?. E’, forse, un semplice nastro d’arrivo che occorre tagliare non importi come ci si è arrivati?; Basta cioè avere l’attrezzo giusto al momento giusto per dire di aver coronato un cammino, oppure è l’andare lungo quel cammino che determina il traguardo da tagliare?.

Come può chi fa del sotterfugio, dell’inganno, della prevaricazione, dell’alterigia, della falsità ideologica e materiale avere un target condiviso con chi professa la dignità, la tolleranza, la ribellione civile, la difesa dei diritti, la lotta alla oppressione, la difesa contro abusi e soprusi?. Come puo?!?.

E se tutto ciò fosse possibile, allora è lecito chiedersi se quel target da raggiungere o raggiunto è quello giusto?; non è, forse, doveroso interrogarsi su questo per poi cercare una qualunque altra via o sono ammesse, quali che fossero, anche le più smoderate menzogne per ottenere uno scopo?. E quando fossero ammesse ed accettate quelle menzogne, ciò non sporcherebbe, comunque, anche il cammino più retto e cristallino?.

Duri e puri o accomodanti e flessibili pur di raggiungere un traguardo?; e dunque, la politica o la Politica?; l’etica o l’interesse?; il fine giustifica i mezzi o il mezzo è propedeutico del fine?. Hanno ragione Grillo e Casaleggio o Tsipras e Renzi gli uni a rendersi in Aventino o gli altri quando dicono di parlare la stessa lingua e stringono il patto della cravatta?.

Renzi ne sodomizza un altro o è l’altro a stringere un patto col diavolo, e sarebbe il secondo, pur di riuscire?.

Oppure la terza via, quella del “ mi avete rotto i coglioni e, quindi me ne fotto “, è l’unica veramente perseguibile e, lasciando che accada ciò che deve accadere, riprendere quel cammino in solitario come esperienze già fatte consiglierebbero?.

Sono un tipo strano lo so. Sono quello a cui molti, troppi, danno del rompiballe dalle troppe domande.

Probabilmente hanno ragione!.