… ciac! … si gira … - di Francesco Briganti
Anton Cechov fu una autore cagionevole di salute. Nato nel 1860 morì ancor giovane di tubercolosi all’età di quaranta quattro anni. Molte delle peripezie familiari contribuirono alla creazione delle sue opere; in particolare nel “ il giardino dei ciliegi “ le vicissitudini economiche la fecero da filo conduttore. Pur avendola, l’autore, concepita con elementi di pura farsa, l’opera fu rappresentata sin dalla prima volta come una tragedia e non ne ha mai più perse le caratteristiche. Le difficoltà economiche, il deficitario adoperarsi a trovare soluzioni valide ad una situazione sempre più stringente, il vuoto fattivo dei vari componenti una famiglia aristocratica, nella Russia zarista, fanno sì che alla fine ci sia la definitiva sconfitta economica di una futile aristocrazia e la vittoria di una nascente borghesia appena scopertasi amante del materialismo più interessato. La scena finale della tragedia vede l’intera famiglia allontanarsi dalla, oramai, perduta tenuta con, nel sottofondo, il rumore dell’abbattimento degli alberi e della distruzione dell’incantevole giardino. L’opera fu rappresentata per la prima volta nel 1904 e pur cronologicamente distante tredici anni dalla rivoluzione d’ottobre aveva già in sé tutti i segnali di quelle condizioni sociali che furono poi determinanti per il sovvertimento politico ed iter transitorio che vide i bolscevichi definitivamente trionfare sul tutto il territorio russo nel 1921.
Se dovessi rifarmi oggi a delle opere teatrali o cinematografiche che rispecchiano e richiamano L’Italia io citerei un film di M. Bruno ed una commedia di V. Salemme tenendo per entrambe le rappresentazioni come colonna sonora “ Povera Patria “ parole e musica di F. Battiato.
Nel film si narrano le vicende di un onorevole e della sua famiglia tenendo come filo conduttore la sopraggiunta impossibilità del politico protagonista a dire bugie a causa di un improvviso ictus. Lo svolgersi della trama racconta “questopaese” in tutti i suoi vizi e difetti compresi la corruzione, il nepotismo, le furberie e quant’altro c’è del peggio possibile. Il finale è di speranza, ma non senza nascondere un certo scetticismo.
Nella commedia di Salemme, “ cose da pazzi “, il prologo è in realtà il nocciolo dell’intera trama: viene descritto in un monologo molto coinvolgente la crisi identitaria di chi per anni cresciuto all’ombra di un ideale si scopre improvvisamente tradito dallo stesso o meglio dalla impossibilità al realizzarlo nella pratica di una società a tutt’altro indirizzata. Lo svolgersi dell’opera tra tentazioni, paure e furbizie è un continuo ridere, ma fa riflettere amaramente.
Se fossimo in un paese serio ed al cospetto di un popolo conseguente direi che il trittico film commedia colonna sonora, dovrebbe da solo essere sufficiente a determinare un seguito di avvenimenti sociali tali da poter far predire un sovvertimento generale; purtroppo per la “ povera patria ” noi italiani non siamo in quella condizione e quindi per quante opere ci siano, teatrali, cinematografiche, musicali e quant’altro e ce ne sono a bizzeffe, a raccontare un crescendo di immondizia ed indegnità varie e di ogni genere, è pura illusione sperare in un ottobre, vicino o lontano, che possa in qualche modo fare pulizia del marciume vecchio rendendosi protagonista di un salto di qualità verso una direzione finalmente giusta, equa e rispettosa per tutti ed ognuno.
Il fatto stesso che un terzo della politica veda un teatrante, maestro o guitto che sia, ergersi a salvatore della patria rende di per sé e perfettamente in quale disperata condizione versiamo.
Non so Voi, ma da quando Giorgio I° da Napoli ha affidato il paese ad un discepolo dell’anticristo arcoriano io ho smesso di seguire le farse politiche ovunque rappresentatesi come tragedie; ad esse preferisco un buon libro, una qualche attività rivoluzionaria per quanto nel mio piccolo e nelle mie possibilità legali, ma questo non ditelo a nessuno, e qualche visione d’autore che mi renda meno pesante una realtà che fa scifo a sé medesima di persona.
Vi auguro altrettanto. Buona domenica!.