COMPAGNI … - di Francesco Briganti

18.11.2013 14:56

La Cancellieri si dive dimettere, adesso ne ho la certezza!. Quando Massimo Decimo Meridio D’Alema scende apertamente in campo per difendere qualcuno, allora quello è il momento per essere convinti che qualcosa non quadra; è tale la doppiezza multivalente dell’affossatore della Figc che una sua posizione chiara e determinata è assolutamente non credibile; comunque sia del caro Massimo e della stessa Cancellieri, delle loro affermazioni a mezzo stampa ovvero telefoniche o quale che sia il mezzo io me ne frego; così come neanche faccio caso a quelle del nostro re e/o del suo viceré di turno pro tempore incaricato quale presidente del consiglio, quelle che mi fanno specie sono le esternazioni e le difese pro ministro della giustizia che, a spada tratta e con cipiglio degno di cause veramente serie, fa quel tal Guglielmo Epifani anch’egli una volta sindacalista, anch’egli una volta comunista, anch’egli una volta di sinistra ed oggi segretario, per grazia ricevuta, del Partito Dormienti dagli afflitti conosciuto con l’acronimo PD. Mi chiedo, con una sofferta introspezione, se anche io, dovessi mai diventare parlamentare o per chi sa quale miracolo ministro di qualcosa, subirei la trasformazione indotta dalla ragion di stato. Se anche io sarei capace di mutare lo sdegno sin ad allora provato in paraculo disinteresse e negazione di ciò che ho scritto, detto e fatto in precedenza, se anche io sarei capace di far finta di nulla rispetto alla sofferenza, alle tristi e sconsolate condizioni non solo di chi ho sempre difeso e per i quali mi sono speso, ma anche di un paese intero oramai allo sbando e in preda alla confusione più totale.
“ La ragion di Stato (detta anche interesse nazionale) è l'insieme degli obiettivi e delle ambizioni di un paese in campo economico, militare o culturale. Si tratta di un'importante nozione di relazioni internazionali, in cui il perseguimento dell'interesse nazionale è alla base della scuola realista. L'interesse nazionale di uno Stato presenta molteplici sfaccettature. Di primaria importanza è la sopravvivenza e la sicurezza dello Stato; altresì importante è la ricerca del benessere, della crescita economica e del potere. Molti stati, soprattutto in quest'epoca, ritengono essenziale la tutela della cultura nazionale. La ragion di Stato viene invocata per giustificare un atto dello stato o dei suoi rappresentanti, che si decide debba restare segreto, per evitare una guerra, una rivoluzione, una pandemia, delle dimissioni, o qualsiasi altro avvenimento possa minare la sopravvivenza dello Stato. La ragion di Stato si concretizza nella maggior parte dei casi nel segreto di stato. Si tratta di realizzare un'azione contraria a certi interessi o ideali dello Stato, dei suoi alleati e/o dei cittadini per evitare conseguenze peggiori a questi ultimi. (….) (Wikipedia)”.
E’ da notarsi come in questa definizione di Ragion di stato alias interesse nazionale ed ancora alias BENE DEL PAESE COME USA OGGI DIRSI, gli ideali e l’interesse dei cittadini siano messi all’ultimo posto quasi che una nazione, uno stato, un paese considerati come entità geografica, politica e sociale potesse esistere o avesse una qualsiasi ragione di esistenza a dispetto, a scapito ed alle spalle o, infine, in assenza dei propri cittadini. Ci stanno da anni ormai dicendo che è per il bene del paese che ci hanno via via costretti al sacrificio del superfluo, del normale, del necessario e, tra poco, dell’indispensabile. Ci hanno raccontato nelle sal se pi disparate che è per l’interesse nazionale che abbiamo dovuto accettare l’euro e la conseguente ridotta sovranità prima economica e poi politica; ci hanno convinti che era per la ragion di stato che occorreva fare orecchie da mercante alle politiche affama popolo europee e degli stati del suo nord in particolare; ma se noi contiamo così poco per questo fantomatico bene del paese, perché non dovremmo prenderne atto e decidere che essa per noi, invece, NON CONTA AFFATTO?. Ed ancora, chi è che decide “ il bene del paese”?. La finanza?; le banche e la loro economia?; la politica ed i suoi esponenti?; il presidente della repubblica?; O I CITTADINI?. Domande di certo retoriche, visto che è lapalissiano che se a decidere fossero i cittadini l’evidenza porterebbe a conclusioni, decisioni, provvedimenti e comportamenti completamente diversi; e dunque, se questo è vero come è vero, se è lecito chiedersi come mai chiunque assurga a posizioni di rilievo istituzionale diviene, illico et immediate un adepto e convinto assertore delle posizioni fino ad un attimo prima combattute, non è altrettanto lecito ed in linea di principio, avversarli tutti negandone persino l’esistenza e diffidare di ciascuno di loro al punto da non volerci mai e poi mai fare comunella?. Hanno, dunque, ragione Grillo e Casaleggio?. Se non fossero quel che sono e cioè : dei despota assolutisti, simil fascisti, per natura, degli inconcludenti per forza e degli sconclusionati per aver raggruppato idee inconciliabili tra loro; se non facessero della loro verità la unica e sola ragione del loro movimento, mortificando così l’essenza delle persone valide, e ce ne sono, elette, io non avrei un attimo di esitazione a schierarmi al loro fianco invitando ognuno a fare altrettanto. Constatato, però, che gli eletti nel loro movimento hanno la stessa, identica importanza che in tutti gli altri partiti hanno coloro non normalizzati al sistema contando quindi “nulla” esattamente quanto tutti i cittadini di questo paese contano per il loro paese, io sento la necessità di dichiarare la mia avversità e di fare queste osservazioni. Valgono qualcosa?, per me si!. Gli altri, i COMPAGNI, ognuno decida per sé.