… dai campi e dalle officine … - di Francesco Briganti

09.03.2014 09:25

“ Compagno “, parola bellissima persino nella propria etimologia; deriva dal latino del tardo medio evo “companio”: composta da cum (con) e panis (pane) sintetizza ed unisce coloro che mangiano lo stesso pane. Restano nella memoria collettiva di ciascuno di noi gli incipit di ogni comizio, di ogni tribuna elettorale, di ogni assemblea, anche quelle più combattute e cacofoniche, che caratterizzavano la sinistra quando questo concetto esprimeva qualcosa di più e di diverso da una allocazione geografica o mancina o topografica parlamentare: “ Care compagne, cari compagni …”.
Poi c’era il gesto del pugno chiuso alzato verso il cielo a significare la disponibilità, pronta ed immediata, alla lotta quando fosse stato necessario; quel pugno chiuso racchiudeva nella sua espressione di appartenenza anche i concetti di fratellanza, di disponibilità verso gli altri, di empatia nei confronti di chi era in una condizione di inferiorità e di soccombenza rispetto a qualcosa o qualcuno. Salutarsi con il gesto del pugno chiuso rappresentava al mondo tutta una serie di cose tanto evidenti quanto sottintese: “attenzione noi ci siamo”, “siamo in tanti e siamo uniti”, “nessuno pensi di potersi approfittare”, “siamo qui anche per te ed è anche per te che ci battiamo” !.
La simbiosi e la sinergia tra il gesto e la parola raccontavano di una storia, di esperienze, di idee ed ideali, contrastate e, a volta, contrastanti tra loro, ma, tutte e sempre, tese al bene ed al progresso di una classe di persone tenuta sotto lo schiaffo dello strapotere, dell’abuso e del sopruso, della negazione dei diritti e della prevaricazione del più forte. Il “ ciao comagno”, ovunque espresso, annullava differenze economiche, di studio, di provenienza e di sesso o di religione, quel saluto era l’unica vera globalizzazione mondiale di e tra persone anche tra loro perfettamente sconosciute che si ritrovavano sotto il rosso di una bandiera con negli occhi l’alba del sol dell’avvenire ed alle spalle il sudore e l’amore di una falce e di un martello simboli non già minacciosi, ma fieri vessilli del lavoro e dell’impegno di ciascuno nel dare un senso ed una dignità alla propria vita di uomini, da uomini liberi e dignitosi nella loro semplice quotidianità.
Erano compagni fra loro, operai e studenti, contadini ed imprenditori, quelli piccoli, onesti, quelli che sapevano cos’era la fatica e rispettavano chi quella fatica condivideva con loro; e loro erano i benestanti ed i poveri, i professionisti ed i disoccupati perché si ritrovavano uniti attorno al sogno di una società più giusta e più rispettosa dell’essere umano in quanto tale e non quale essere produttore di qualcosa, comunque asservito a logiche economiche e finanziarie quali quelle che imperano in quest’oggi perverso, pervertito, fuorviante e destinato a deflagrare per superata tolleranza di qualsiasi valvola di ritegno predisposta ad impedirlo.
“ Compagno”, “ Tovarish”, identificava ovunque nel mondo chi e cosa eri!; cosa rappresentavi e quale avresti voluto sarebbe stato il tuo possibile futuro. Non c’era possibilità di errori o fraintendimenti: social-democratico, socialista o comunista che tu fossi, quali che fossero le differenze di fondo, eri qualcuno di cui potersi fidare e su cui fare affidamento; eri un sostegno ed un approdo; eri l’emblema evidente e vivente di qualcosa di più grande e di più concreto della stessa aria che in quel momento respiravi; eri un modo di essere, eri un concetto di esistenza e di vita; ERI TU ed ERI TUTTI!.
Oggi molti rifuggono dal definirsi “compagno”; alcuni, moltissimi, hanno fatto abiura del proprio passato; altri, altrettanti, si dicono pentiti del loro esserlo stati; altri, i più, addirittura fingono che quel loro passato mai sia esistito. Oggi si parla con leggerezza della morte degli ideali, quasi che questi non fossero figli di una “ IDEA “ e si tende a confondere questi esponenti politici e la loro bassezza ed inconsistenza con quella “ IDEA “. Si parla di “ TRASVERSALITA’ “ Spacciando come possibili il connubio di visioni di vita diametralmente opposte ed inconciliabili tra loro quando da un opera di distruzione occorresse passare ad una di costruzione. Si tace sulla incongruità di concetti come sindacalismo e corporativismo; si finge di non vedere le diverse esigenze tra scuola pubblica e scuola privata; nulla si dice su quegli ascensori sociali e quelle difese sociali che per un compagno sono assiomi mentre per gli altri sono dei corollari da assolvere se e quando convenisse; si millanta come volontà popolare un pugno di voti arrogandosi un diritto dittatoriale e padronale di decisione che nulla aveva ed ha a che vedere con quel centralismo democratico che alla fine di discussioni, a volte litigi seri e complessi, assumeva decisioni, si!, ma nella volontà della maggioranza contemporanea e rispettosa dei diritti della minoranza.
E’ tutta qui la crisi sociale e politica di questo paese!. L’abbandono ed il disuso di una semplice parola: “COMPAGNO”, ha incentivato gli egoismi, le personalizzazioni, le inciviltà, gli intrallazzi ed il malaffare dai gradini più bassi a quelli più alti. Ricominciare ad essere fieri di essere dei compagni comunque ed a prescindere, riassaporare il gusto di quelle idee e di quegli ideali, riscoprire il piacere di essere un “ TUTTI “ e non solo una parte può essere l’inizio di una rivalsa e di una crescita e di un nuovo progresso.
Occorrerà ricordarsene e ripeterselo come un mantra religioso, ogni giorno e ad ogni occasione sociale e politica se:
VOGLIAMO ANCORA DARE UNA SPERANZA A QUESTO PAESE!.