… dall’Alpi a Pantelleria … - di Francesco Briganti

02.06.2014 08:04

2 giugno 1946: San Giovanni a Teduccio, quartiere comune alla periferia di Napoli, poco sotto le falde del Vesuvio. Una casamatta al sole di fianco ad una scuola elementare; sul tetto una mitragliatrice Fiat Revelli 1914 puntata sulla strada, dietro due cittadini militarizzati a tener sotto controllo la ressa, uomini e, per la prima volta, donne, che si andava formando per accedere al voto: dei due ragazzi, a cui era tassativo l’ordine di sparare al minimo tafferuglio, uno era mio padre.
Napoli è una città speciale; è unica al mondo: è la città di San Gennaro, il santo declassato; è la città di Masaniello il pescatore che ne guidò la ribellione al grido di “ … viva il re, abbasso il malgoverno …”; è la città di Lauro che acquisiva voti regalando una scarpa sinistra prima di ogni elezione e la destra subito dopo; è la città di Maradona deificato nonostante la cocaina; è la città da sempre più monarchica d’Italia, più della stessa tera dei Savoia, forse per l’infinita nostalgia di un regno, quello borbonico, che ne aveva fatta la città più progredita della formanda Italia. Napoli è una città speciale perché è cinica e sognatrice; perché si arrabatta e sopravvive a tutto ed a tutti; perché il cuore del suo popolo si adegua, ma non tradisce mai sino in fondo. Napoli era una roccaforte monarchica.
Il Comando Generale dell’Arma dei carabinieri, posti alla supervisione generale, la mattina del 4 giugno 1946 comunicarono a Sua Santità Pio XII che aveva vinto la monarchia cosa che De Gasperi gli confermò la mattina del giorno dopo: dunque il suffragio maggioritario che si era evidenziato nella circoscrizione dove mio padre prestava servizio d’ordine era, evidentemente, diffuso su scala nazionale. Cosa avvenne nei giorni successivi a quelle dichiarazioni tra l’ufficiale ed il privato rese al Papa, ancora oggi non è chiarissimo: fu sancita la vittoria della Repubblica e sta di fatto che Re Vittorio Emanuele abdicò in favore d suo figlio Umberto e partì in esilio per il Portogallo. Tafferugli di ogni genere scoppiarono sul territorio italiano tra gli opposti fautori dell’una e dell’altra parte; centinaia i feriti e 9 i morti in quel di Napoli, a quel punto per evitare una guerra civile e proprio da Napoli Umberto I di Savoia decise di assecondare il risultato referendario e di seguire in Esilio suo padre. Nasceva la Repubblica Italiana!, restava e resta, ancor oggi, da fare gli Italiani.
2 giugno 1946 > 2 Giugno 2014. 68 anni di forma repubblicana e sessantotto celebrazioni annuali. Parate militari; discorsi ufficiali; solenni parole da ogni dove materiale e mediatico; nel mezzo qualche tentativo, tra il serio ed il clownesco, di colpo di stato; qualche centinaia di morti da contarsi anche tra gli stessi assassini, gli innocenti, tantissimi, tra i giovani idealisti strumentalizzati ed anche tra quei porci fascisti, quale che ne fosse il vero colore, che da dietro le quinte strumentalizzavano tutto e tutti. Nel mezzo, intrighi, degenerazione del potere, accordi con la criminalità organizzata, omicidi di stato e stragi di stato. Nel mezzo vergogne come la tragedia di Ustica, misteri come quello dell’aereo libico caduto in Sila, rapimenti come quello di Abu Omar fatto sparire dalla Cia a Milano o espulsioni come quello della Shalabayeva. Nel mezzo figure di Merda come quella del Cermis o come quella ancora in essere dei Marò, colpevoli o innocenti che siano, in India. Oggi, la certezza di un popolo in ambasce, di una crisi profonda del lavoro, di una crisi crescente dell’etica, della morale e della politica: un disinteresse in progressione geometrica per il destino Italia, vista la percentuale delle astensioni al voto, da parte degli Italiani.
2 Giugno 2014. Un presidente del Consiglio non eletto e successore di un altro divenuto tale a dispetto di un impegno elettorale diametralmente opposto, un parlamento sub judice perché eletto con una legge dichiarata incostituzionale, il tutto reduce da un ventennio di alterne fortune governative di un “reuccio” bavoso e disonesto al cui seguito puttane, nani, ballerine, camaleonti, delinquenti e addirittura criminali condannati in via definitiva sono assurti a ranghi e ruoli istituzionali. Colmo dei colme, poi, il tutto sotto la supervisione di un presidente Napoletano, sarà un caso?, per la prima volta rieletto ad un doppio mandato nonostante il suo disperato ed accorato e dichiarato sacrificio personale …, ma che con sottaciuta perizia tira i fili di una “burattineria” che non muove foglia che il re non voglia.
Sessantotto anni per avere una REPUBBLICA MONARCHICA ed una MONARCHIA REPUBBLICANA!.
Cosa cazzo ci sia da festeggiare, io, proprio non lo so!; ma facciamolo lo stesso e
con viva e vibrante SODDISFAZIONE … .