… diario di bordo … - di Francesco Briganti
Domenica 8 giugno 2014: otto giorni ai mondiali, 13 all’estate, non so quanti e se ad una possibile vacanza.
Mio figlio Luigi dopo anni di università e due lauree, una triennale e l’altra di specializzazione, ha scoperto di dover ancora acquisire dei crediti, badate bene a ciò che state per leggere, per : “ poter tentare di farsi inserire in una di quelle aleatorie graduatorie che dovrebbero portarlo ad un possibile incarico nel insegnamento”; Il condizionale i se ed i ma nonché i forse di questa affermazione rendono il merito della sua valenza. Le alternative a questa citata possibilità sono due: a) scucire altre migliaia di euro per frequentare ulteriori corsi ed, alla fine, ritrovarsi nelle stesse identiche condizioni sia pure con una qualifica in più e b) mettersi a disposizione del ministero della pubblica istruzione e attendere una chiamata da lì dove nessuno vorrebbe andare; da quei posti, cioè, isolati dal resto d’Italia che costano un fottio, a meno di non essere autoctoni, per spese di viaggio, domicilio e quindi lontananza da casa essendo enorme la sproporzione tra guadagno possibile dato il carattere supplente di un eventuale incarico e la spesa certa.
Mio figlio ha 29 anni; il consiglio che io gli ho dato è stato di scegliere la messa a disposizione; l’ho fatto per due semplici motivi: 1) può scegliere un’isola delle siciliane o di quelle sarde o pugliesi o del arcipelago toscano e lì esercitare godendosi nel frattempo una vita alla Hemingway e 2) levarsi finalmente dai co…..i. Il tutto, grazie ai misteri delle lauree italiane, sia detto naturalmente, soltanto per il suo bene (sic!, ndr).
La verità più vera del mio consiglio, però, è un’altra e deriva da un mio sogno. Chiunque mi conosce anche solo un pochino sa che, se potessi, io e sin da ieri, avrei una fissa dimora su di una spiaggia di un’isola lontana armato solo delle attrezzature di pesca, del mio salbutamolo spray, di una scorta di sigarette e di una radio muta alle chiacchiere ed aperta solo alla musica: la più varia possibile: la solitudine per scelta e per scelta la sola presenza, fissa o saltuaria che fosse, di coloro che in effetti sentono di aver bisogno di te e, quindi, ti amano al punto di volerti cercare, volerti vedere ed ascoltare, voler vivere con te quello che è il tuo essere e, perciò, il loro a dispetto di tutta una inutile serie di orpelli e strutture la cui necessità è cosa imposta e non effettivamente necessaria.
Tutti quelli che mi conoscono anche solo un pochino, tutti, ma proprio tutti nessuno escluso, sanno che io so che loro sanno quanto io poco confidi in una qualsiasi compagnia e conoscono la mia certezza che nessuno di loro sarà mai disposto a lasciare il proprio quotidiano, quale che sia, per seguire un marito, un padre, un fratello, un amico caro, un punto in qualche modo di riferimento, per ciascuno di loro. Io so; loro sanno che io so; ed io so che loro sanno che io so!. Dunque facciamo finta tutti di credere che continueremo a stare insieme sempre e fino a che morte non ci separi o interessi non ci separino irrimediabilmente.
In realtà ognuno di noi, a cominciare da me, è figlio del proprio egoismo. Fate caso, partendo da Voi stessi, a quanto in realtà sia inutile una domanda quale: “ … come stai ?”. E’ una domanda retorica, è una domanda ripetuta più volte al giorno e che trova risposte più volte al giorno; io, però, sono pronto a scommettere con ciascuno di Voi, che nessuno tra noi, ripeto me compreso, passati gli istanti appena successivi alla domanda stessa sarà capace di ripetere ciò che ha sentito, ma non ascoltato giacché ognuno di noi usa quella domanda più come un prologo di un altro qualsiasi interesse da sviscerare piuttosto che per la effettiva necessità di conoscere le condizioni dell’altro; condizioni delle quali, gioco forza data la condizione di ognuno, non ci interessa nulla a meno che non siano così eccezionalmente buone da innescare una conseguente, anche bonaria se volete, invidia o così brutte da far scattare l’inconscio, ma spontaneo ed un po’ mortificante: “ … meglio a te che a me …”.
Partendo quindi da quel mio desiderio, ad oggi, irrealizzato; facendolo accompagnare, quel sogno, dalla convinzione che a nessuno frega di nessuno, tanto meno allo stato dei propri cittadini, e considerando che mio figlio ama, come me, scrivere facendolo, tra l’altro in modo superbo, ecco che è eruttato violento il mio: “ … e così ti levi anche dai co….i”.
Quasi mai i sogni si realizzano e se questo qualche volta succede, spesso il loro costo, nel prima o nel poi, si rivela tanto alto da chiedersi se ne valeva la pena: io credo che sì, comunque ed a prescindere bisogna inseguirli costi quel che costi alla faccia di tutto e di tutti e quando non si possa o si riesca in prima persona, allora, i figli possono essere un soddisfacente alter ego.
Il problema è che i figli, i giovani in genere, sono persone e soggeti anche loro e dunque non è detto che i loro sogni siano gli stessi di un padre o di una madre e comunque, quasi mai comprendono che in attesa di una propria realizzazione, intanto, potrebbero accettarne una surrogata …
Buona domenica mondo, almeno finché non scoprissi che la barca per la mia isola immaginaria è finalmente in partenza!.