… e domani? - di Francesco Briganti

12.03.2014 08:03

“… se io fossi Dio …” cantava Gaber qualche anno fa ed elencava un insieme di cose che avrebbe fatto se ne avesse avuto il potere: se ne avesse avuto il potere!. E’ tutto qui il punto di una politica italiana, ma oramai generalizzata e normalizzata, checché se ne dica, ad ogni altro paese al mondo, che non riesce, forse non può, trovare i rimedi necessari ad una decadenza continua la cui fine non è dietro uno dei prossimi angoli, ma è quella a cui è destinato chi, uomo, impresa, gruppo o stato che sia, è legato e vincolato da parametri, i quali rivelatisi sbagliati, non vengono cambiati in nome di una stabilità economica finanziaria che non tiene, non ha mai tenuto e, probabilmente, mai terrà conto delle diversità sociali, economiche, politiche ed umane dei singoli consessi assoggettati: il fallimento!.
Vedete, la condizione determinata da un fallimento, sembrerà assurdo, ma è una delle condizioni più favorevoli possibili cui una persona, un ‘impresa, un gruppo, uno stato in difficoltà possa ambire. Lasciamo stare gli aspetti sociali della condizione stessa e le considerazioni di tipo etico valutativo che lasciano il tempo che trovano essendo ognuna di esse, di carattere soggettivo più che effettivamente oggettivo; rimanendo nella pura e semplice pratica di ogni giorno, quella condizione determina un azzeramento del debito generale e singolo, una rinascita economica da zero ed un cambio di sistema sociale, economico e politico conseguente ed anche giusto, perché chi ha causato il male non può e non deve essere anche chi quel male si incarica di curare.
Sembrerebbe, dunque, una condizione preferibile a quella attuale; in ultima analisi lo è, ma solo come estrema ratio. Molto più efficace ed utile sarebbe, nelle mani di governanti attenti ai bisogni ed alle condizioni del proprio popolo la “minaccia del fallimento”. Il vecchio detto popolare secondo il quale “è chi deve avere a doversi preoccupare del domani e non chi deve dare” avrebbe tutta una sua valenza e potere di contrattazione; infatti, in special modo quando si trattasse di stati e di cifre come il nostro debito pubblico, duemila e passa miliardi, ai creditori, quali essi fossero, converrebbe molto, ma molto di più consentire ad una nazione ed al suo popolo una restituzione dilazionata e programmata, spalmata nel tempo, del debito che correre il rischio di perdere ogni cosa per sopraggiunta impossibilità al pagamento. L’inflessibilità e lo strozzinaggio legalizzato, vedi equitalia per restare sul suolo nazionale o la banca centrale europea per spingersi oltre confine, sono contro producenti perché arriva, prima o poi, la decisione di smettere di pagare preferendo continuare a vivere piuttosto che morire comunque ed anche soffrendo nella maniera più atroce.
Naturalmente considerate il tutto espresso in maniera molto semplicistica e sommaria, ma in realtà e come succo del discorso, per chi sapesse di leggi e di codice civile, un concordato preventivo conviene molto di più ai creditori se l’alternativa e il perdere tutto.
Ora, il “buon” presidente del consiglio, segretario di partito e sindaco di Firenze, prossimo cardinale e figliolo prediletto di nostro. Signore ha davanti a sé due sole strade: quella di continuare a prendere in giro è stesso e gli italiani con interventi ridicoli su legge elettorale, taglio del cuneo fiscale, quote rosa si e no, jobs act (sic!) e quanto di altro restando in quei vincoli che sempre più ci strozzano o percorrere quella del duro di cuore, del politico incallito e furbescamente intelligente che però antepone il vero bene di un popolo, la sua sopravvivenza ed una sua ripresa sociale ed economica a quella distruzione colpevolmente programmata che decenni e decenni di mal governo hanno stabilizzato e determinato.
Dal prossimo anno in poi alla spesa corrente occorrerà aggiungere una riduzione forzata del debito pari a risparmi nell’ordine dei quaranta miliardi di euro l’anno; per dirla con la moneta del vecchio conio più o meno 80.000 miliardi delle vecchie lire: secondo Voi da quali tasche usciranno questi soldi sapendo che dovranno essere soldi veri e non promesse o aspettative di ritorni economici dal recupero dell’evasione fiscale o dai tagli alla politica o da altre fanfaluche sin qui mai realizzate?.
Ecco dunque la necessità di politici, uomini o donne che siano, con attributi elefantiaci e duri tali da essere arma di offesa e scudo ad un tempo; ecco perché il tempo delle chiacchiere sulla dignità di stato, sulla correttezza e sul rispetto degli impegni presi è finito; ecco perché ogni altra manovra o soluzione politica non sarà che un placebo inutile ed inefficace; ecco perché questo popolo deve smetterla di affidarsi ad affabulatori, teatranti, mestieranti e/o professionisti della politica e cominciare a pretendere di scegliere quelle persone che quegli attributi li hanno per davvero e si dicono decisi a mostrali e ad usarli.
Ricordate che in un pollaio quanto più si sentano galline gridare questo non vorrà dire che esse si stiano avviando a fuggire dal pollaio, significa solo che ad un’altra di esse sarà stato tirato il collo: a chi o quanti toccherà essere oggetto e soggetto del prossimo brodo?.