… e qui comando io … - di Francesco Briganti
Il nuovo governo è in carica a tutti gli effetti. Ottenuta la fiducia dal senato e dalla camera, ora potrà pasare dalle parole ai fatti, dalle promesse alle verifiche, dalle speranze alla rappresentazione rendicontale del dare e dell’avere. Da oggi si fa sul serio (?) pur ammesso che qualcosa di serio sia rimasto in questo paese.
Il nostro, vostro, di tutti e di nessuno, caro Matteo ha diverse frecce al proprio arco ed un candelotto di dinamite nascosto tra le pieghe della sua mimetica virtuale di combattente delle riforme e del cambiamento sostanziale.
Egli potrebbe decidere di assumere a sé quelle parti di programma più affini al proprio da ciascuno dei partiti presenti in parlamento, mi riferisco in special modo al M5S, ed invitarli ad una concertazione seria tesa ad una riforma o a un particolare provvedimento; questo indipendentemente dalla maggioranza esistente, porterebbe quelle forze che fossero, oltre che presenti anche veramente interessate alla nazione, a riflettere su sé stesse e sulla loro capacità fattiva onde non deludere per l’ennesima volta il proprio elettorale alieno dai fanatismi e dai voli pindarici, ma piuttosto bisognoso di risoluzioni e di aiuti veri e propri.
Egli potrebbe decidere di favorire quel cammino unitario delle sinistre, qualora si ricordasse della loro esistenza e ne invitasse una rappresentanza unitaria ad esprimere pareri ed opinioni pur se non presenti in parlamento, onde dare di sé una rappresentazione da statista e, nel contempo contribuire a determinare un campo di esistenza che, nei fatti, non è il suo né per genia né tanto meno per scelta. Il fatto che ad occhio e croce la cosa non gli convenga, da un punto di vista strettamente elettorale o personale, non dovrebbe essere dirimente, in quanto se è vera la sua fede nel centrosinistra quella forza, una volta nata e caratterizzatasi, potrebbe e dovrebbe essere sua alleata e non sua avversaria e, dunque, così facendo egli avrebbe ottenuto una chiarificazione del quadro politico ed un interlocutore importante al cambiamento stesso.
Egli potrebbe e dovrebbe cominciare da quelle piccole cose, tipo il tagli degli sprechi cominciando dalle consulenze, dagli affitti d’oro, dai privilegi della casta, dagli acquisti inutili e dal ridimensionamento delle spese militari utilizzandone il ricavato per una immediata ricaduta sui redditi più bassi e su quelle situazioni da quarto mondo come le lunghissime attese presso i cup nazionali dove la prenotazione di una visita si ottiene a distanze di tempo siderali o per l’apertura di quei cantieri a ristrutturare scuole, edifici fatiscenti ed inutilizzati come quelle famose caserme la cui vendita lui ha sempre ventilato come una delle possibili soluzioni per reperire denaro fresco e pulito.
Egli potrebbe, da qual nuovo che avanza quale dice di essere, imporre alle lobby del gioco d’azzardo quell’obolo obbligatoriamente volontario in ragione di una congrua percentuale sul movimento annuo di denaro sin qui dimostrabile e con il ricavato ottenuto dare un primo taglio al cuneo fiscale a cui far seguire un secondo e poi un terzo rispettivamente derivanti da una tassazione, finalmente europea, sulle rendite da capitale e da un primo efficace, concreto, effettivo sequestro conservativo dei beni dei sospettati di evasione ed elusione fiscale. Si otterrebbe così, in attesa di una sentenza finale e definitiva, una immediata disponibilità e di denaro e di improvvisi ravvedimenti da parte degli stessi sospettati, lasciando aperta la via ad una restituzione a posteriori in caso di errori ( ma quando mai) da parte del fisco. Ricordate che adesso solo la sentenza definitiva smobilizza tutto ciò che è stato, eventualmente sequestrato nel mentre che l’indagato può fare ogni ricorso possibile prima di essere alla fine costretto al pagamento.
Ed alla via così per tutte quelle altre cose per le quali non occorre essere Leonardo da Vinci per pensarle e realizzarle.
Parlavo di un candelotto di dinamite di conserva alle frecce di cui sopra. Il Matteo ha trentasette anni; il Matteo è ora pienamente in carica; il Matteo adesso può solo essere sfiduciato; il Matteo adesso ha tutte le possibilità di restare in carica come reggente un eventuale periodo elettorale; il Matteo da oggi non mollerà più il potere salvo decidere di rinchiudersi, vita natural durante in uno dei conventi della sua amata Firenze. Il candelotto di cui parlavo è quello che gli deriva dalla minaccia CHE EGLI Può RAPPRESENTARE, velatamente o apertamente, di elezioni subito solo che qualcuno adombri qualche scherzo al suo cammino giacché, ed in quel caso, il suo grido di battaglia sarà: “EBBENE IO HO PROVATO!, MA QUELL’AULA TRUFFALDINA, TRADITRICE E AFFAMA POPOLO, HA TRADITO ME, VOI POPOLO, PUR DI NON CAMBIARE E, DUNQUE SONO IO LA VOSTRA SOLA ED UNICA SPERANZA”. Sicuro di scendere in un campo di battaglia dove gli unici contendenti saranno LUI COME PERSONA ed il M5S che a quel punto potrà solo vantare una coerenza ed una verginità auliche ma fini a sé stesse.
Questo lo scenario in un qualche modo credibile giorno dopo giorno; il resto con programmi e progetti rinviati o solo spostati di poche settimane, resteranno le solite prese in giro e le solite panzane da far bere ad un consesso beota, credulone e disposto a rincorrere asini volanti.