… e se domani … - di Francesco Briganti

18.09.2014 08:05

Ho una vita serena; non tranquilla, spesso tribolata, qualche volta in angustie serie, altre di pura e godibile contentezza, in media passabile e serena. Un quotidiano fatto del mio lavoro, delle persone a cui e che mi vogliono bene; un intorno lavorativo con persone, finalmente e tutte, degne e meritorie di quella stima comunque dovuta ad ognuno a prescindere e dunque nell’insieme posso dire che potrei tranquillamente “fottermene” del mondo.

Potrei ad esempio guardare all’aumento di stipendio dei poliziotti rallegrandomi per loro senza contemporaneamente pensare che mentre a loro si concede qualcosa, ad altri viene negato.
Potrei anche parteggiare per un coglione che sta riempiendo l’Italia di chiacchiere ben sapendo che non riuscirà mai e poi mai a realizzarne nessuna; potrei festeggiare leopoldescamente con un consesso di illusi e fedifraghi traditori di sé stessi facendo finta di essere quel ragazzo che solo quindici, vent’anni fa ancora credeva nell’onestà dell’idea, nella realizzazione di un’ideologia, nell’onestà di chi in nome di tutto questo si immolava sull’altare del servizio al paese.
Potrei, distrattamente, girarmi da un’altra parte quando, passando accanto alle spoglie di un mercato, vedessi qualcuno raccattare verdura abbandonata, frutta marcia con quel fare delicato e schivo di chi spaccia per “ restiperilcane” quella che è una condizione disperata.
Potrei nascondere ai miei occhi, alle mie orecchie e soprattutto alla mia intelligenza l’inutilità di riforme inutili e per niente risolutive quali una legge elettorale schifosa, una camaleontica presa per il sedere di un senato delle regioni, di una riforma della giustizia nel nome di “cicero pro domo sua”, di una gioventù arsa viva su quel rogo infame fatto negazioni, contratti assurdi, impossibilità concrete di sognare una vita, quand’anche fosse, senza futuro.
Potrei, ancora, evitare di chiedermi come persone che stanno sempre peggio, si lasciano intruppare nella impersonale parola “gente” lasciando che sul nome complessivo di quella gente ognuno e tutti consentano lo scorrere merdoso di una ignavia politica, di una infamia soggettiva, di una strafottenza oggettiva tutte, urbi et orbi, riscontrabili solo che si volesse.
Potrei, so farlo, impiegare il mio tempo libero ad inventarmi quelle storie, quei panorami, quelle atmosfere che, idilliache, sono aliene dal mondo reale ed a cui hanno accesso soltanto quei cuori contenti e felici che o sono ingenui alle cose del mondo o sono troppo pieni del troppo che hanno per avere una visione che non sia di puro ed assoluto disinteresse per il men che bello.
Potrei, e spero così di rendere al fine e meglio il mio discorso, non assistere da tifoso ad un evento sportivo o avendo deciso di assistervi limitarmi ad una scrollata di spalle nel caso mi dispiacesse o ad un fremito di inutile gioia nel caso contrario.

Potrei in ultima analisi lasciarmi scorrere addosso il più ed il meno altrui quando non vi fosse un mio particolare interesse.
Potrei, dunque, seguire, né più né meno, quella che è la regola in “ questopaese ”!.

Certo, potrei !.
Ma dovrei essere : qualcosa e qualcuno di diverso; non avere rispetto per me stesso; non avere considerazione per gli altri; un porco egocentrico egoistico assoldato e mercenario essere tutto dedito al nulla nel e del possibile.
Non aiuta la serenità, però, il guardarsi attorno ed avere la sensazione di essere …

in poca sparuta compagnia!.