... e vai se devi andare ... - di Francesco Briganti

05.09.2014 08:12

Un ex sessantottino, uno di quelli che, avendo cominciato con l'attaccare i manifesti, essendo passato attraverso il darle ai ed il prenderle dai fascisti, aveva fatto la scuola delle Frattocchie ed aveva salito di tutti quegli scalini che, dalla ristrutturazione al pentimento ed all'abiura di una idea, dall'inciucio alla complicità, dalla obbedienza cieca al tradimento di un amico e di un gruppo, lo avevano portato lì dove adesso stava: ad un passo dalla cima della scala.
Allo scoccare del suo settantesimo compleanno, si svegliò tutto sudato ed in preda ad una strana ansia che gli opprimeva il petto. Col passare dei minuti quella oppressione diventava sempre più soffocante, sempre più pesante sino a diventare un dolore lancinante che, irradiandosi dallo sterno saliva su per gola e scendeva giù lungo l'ascella sinistra ed il braccio lasciandogli ad ogni secondo che passava un crescendo di paura ed un senso di fine imminente. Ebbe il tempo di scuotere la sua amata compagna, poi fu un convulso succedersi di avvenimenti di cui non avrebbe più avuto memoria: un cuore stanco e gonfio di ogni possibile vicenda aveva detta basta allertando coronarie, atri e ventricoli e si era aperto in una ferita senza precedenti alcuno.
Fu un correre di ambulanze, medici e paramedici si alternarono al suo capezzale; una maschera d'ossigeno gli copriva la faccia sbiancata e contorta dal dolore mentre aghi impietosi penetravano nelle sue vene a somministrare quale morfina, quale fisiologica, quale adrenalina, quale qualsiasi cosa potesse supportarne il trasporto in ospedale: era un deputato della repubblica e non si poteva non tentare il miracolo che ne rinviasse il ritorno a quella cenere da cui era partito.
Fu come non fu, superò la crisi ed il suo cuore riprese a battere con regolarità sia pure molto più affaticato e attento egli stesso ai propri battiti a sembragli non più tonici e forieri ognuno del prossimo quanto ciascuno titubante ed indeciso frammezzati com'erano da quel salto extra sistolare, ricorrente ogni tanto, che fungeva da memoria patologica.
Ristabilitosi alla meglio nel corpo, gli restava un fastidio persistente in quel cervello che mai come ora aveva concesso a pensieri spontanei incontrollati ed in controllabili di farla da padrone. Quell'assentire ad un compromesso; quell'accettare un sottile invito alla non percezione; quel cedere con disincanto all'andazzo generale; quel giustificare ogni cosa ed il contrario di ogni cosa in funzione di una convenienza a volte di partito, a volte personale, a volte di pura e semplice acquiescenza, quel continuo brigare per non perdere una posizione che gli piaceva e che, perché negarlo, aveva dato e concesso ogni bene a lui ed alla propria famiglia lasciando nel dimenticatoio origini operaie ed odori e sforzi a questo legati, ora gli pesavano in modo inconsueto non lasciandogli tregue o riposo possibili.
Alla fine di una ennesima notte tormentata decise che si sarebbe ritirato, ma voleva farlo in grande, voleva farlo con lo spirito, l'ardore, la furia dei suoi vent'anni e, dunque, indisse una festa nel transatlantico d'Italia a cui furono invitati tutti: maggioranza ed opposizione, traditori e traditi, caini ed abeli, furbi ed ingenui, onesti e disonesti, corrotti e corruttori, ognuno, ciascuno e tutti diversi solo chi per essere un deputato e chi per essere un senatore eletti o nominati che fossero. Ciliegina sulla torta la presenza del primo cittadino d'Italia.
quella sera l'atmosfera fu una delle più allegre mai riscontrata in un festeggiamento, dalla bouvette a costo quasi zero, provenivano i migliori manicaretti e dalle cantine del quirinale, omaggio del presidente, i vini più pregiati scorrevano a fiumi; mangime e beveraggi si sommavano assieme nelle opulente pance di ognuno sinergizzando l'effetto liberatorio ed alcoolico.
Venne così, all'acme della celebrazione, il fatidico momento del discorso. All'invito persistente, unanime e pressante dei convenuti, il nostro, insicuro nel passo e con quella strana sensazione di lingua impastata e secchezza della bocca tipica di chi è abbastanza ubriaco per non essere più padrone del proprio essere senza ancora essere, però, del tutto ciucco, si avviò al leggio e, preso il microfono a gran voce biascicò:
" SIETE TUTTI DELLE MERDE ".
Un soffuso brusio serpeggiò nella sala, poi, in un crescendo rossiniano comiciarono, proseguendo sempre più forte come tono ed imperativo i " ... SMETTILA ... SEI UBRIACO ...".
" ... SI' " rispose barcollando sempre più "... MA A ME, DOMANI MI PASSA ... " poi cadde a terra fulminato.

A VOI, DOMANI, SARA' PASSATO?.

p.s. il riferimento a persone o fatti reali o realmente accaduti è puramente casuale o causale?. BOH!.