… etcì …; salute!. - di Francesco Briganti

21.06.2015 09:32

Questo è uno strano paese!. Rifletteteci un attimo.

Sui pacchetti di sigarette ci sono funerei avvisi di malattie terribili eppure lo stato ne fa merce di monopolio e lucra su di un uso dannoso almeno quanto lo stesso stato. Pubblicità, più volte al giorno ripetute, avvisano che il gioco d’azzardo può assumere caratteri patologici eppure lo stato lucra su quel maledetto vizio che spinge la gente, non le persone che sono altra cosa, a rovinarsi attraverso macchinette infernali; guadagna mediante gratta e vinci illusori al punto da incantare ogni tanto; si finanzia sfruttando lotto, enalotto e super enalotto da cui estrae per sé, magnaccia legalizzato, il cinquanta per cento delle giocate lasciando al montepremi l’altro cinquanta che poi tassa sulle vincite; si mantiene consentendo ad ognuno di maledirlo ad ogni piè sospinto, anche con i termini più disperati, violenti ed offensivi, per poi fottersene altamente come se questo non avesse significato alcuno né origini giustificate o comunque da considerare.

L’approssimazione ed il qualunquismo sono elevati a sistema con una scientificità che, fosse applicata alla risoluzione dei veri problemi, porterebbe l’Italia a primeggiare nel mondo ed in ogni campo considerato. Lo spreco, il disprezzo per la “cosacasa” comune trova le sue prime propaggini nell’ambientazione di ognuno e su a salire sino alle vette più alte delle istituzioni. Si emettono leggi con la stessa facilità di un respiro e quando si soffrisse di dispnea parlamentare ecco entrare in gioco la chance della fiducia a fare da broncodilatatore istituzionale; si candidano e, peggio, si eleggono figuri di ogni tipo e genere mai partendo dal presupposto che lor signori dovrebbero avere come aura quella del “buon padre di famiglia”; si discute di verità sempre almeno bifronti con mai nessuno a mettere un punto fermo e dirimente; si accettano come ineluttabili fatti e disgrazie e vicende etiche, sociali, morali e politiche, ciascuna delle quali da sola basterebbe ad un uccidere un governo figurarsi poi una singola persona.

Si concorre ad accordi internazionali ben sapendo di sottostare a condizioni capestro che fanno delle forche caudine un luogo di svago e divertimento; si accettano atteggiamenti stranieri da posizioni di subordine e di inferiorità auto ammessa senza che mai ci sia uno scatto di orgoglio, un moto di dignità personale se non nazionale, una parola un gesto a dire anche e solo: “ … hei!, aspettate un momento …, ma che cazzo state dicendo …!”.

Non si compongono mai ed in nessun caso adesioni verso coloro che stanno peggio, ma ci si allinea pedissequamente verso coloro che sfruttano, impongono, sclerano, ammoniscono, puniscono e pontificano quando si tratta dell’altrui fare per poi fingere il ”nulla è successo” nel momento che è la propria condizione ad essere al vaglio. Ci si adegua all’andazzo generale nella fottuta speranza, sempre poi disillusa, che siccome li si crede invincibili ci si possa con loro alleare così da spartirne il malfatto.

Ci si ritrova, infine, ad essere “SOLO” l’Italia e gli Italiani.

Abbiamo, “NOI SOLO ITALIA ED ITALIANI”, un presidente del consiglio, anche egli “solo” ultimo esponente di una genia politica da famiglia Addams, che è assurto a tale rango “solo” grazie all’immensa mistificazione da cavallo di troia perpetrata ai danni di uno schieramento le cui fiere origini sono state via via sempre più sbeffeggiate e sotterrate da un agire inconsulto, incomprensibile per tutti coloro che dovessero avere anche e “solo” una minima parvenza di ciò che significa come concetto politico la parola “sinistra”.

Riscontriamo un “popolodisinistra”, parte di un “nonpopolo” più ampio, che disperde sé stesso in miliardi di rivoli inconcludenti ciascuno disattivato da una propria vanagloria soggettiva nel mentre stesso che minoranze, di vario genere ed a vario titolo, perseguono, raggiungendoli , ogni proprio obiettivo ed ogni propria iper sballata pretesa senza mai incontrare una resistenza che sia una ad ostacolarne, quando pure non riuscisse ad impedirlo, il cammino.

Ci si masturba con la libertà di parola, di scritto, di critica, di insulto, di ribellione minacciata senza mai avere il coraggio di un gesto, di un rischio personale o anche “solo” calcolato che per quanto piccolo fosse sarebbe già un segnale a far riflettere un potere.

Oggi, domenica 21 giugno 2015, diventa estate una ambientazione stagionale che sembra rispecchiare in pieno “questopaese”; una incostanza metereopatica in funzione della quale sei sbattuto dalla casualità ondivaga di una indecisione diffusa tra il vestirsi pesante, leggero, “mezzotempo” o credere, fideisticamente, nella data canonica.

“Questopaese” non rischia neanche in questo: quand’anche decidesse di andarsene al mare, porterebbe con sé un ombrello, un maglione di lana e un piumino giacché, che vuoi?, …

un raffreddore è pur sempre un raffreddore!.