Facci sognare … VATTENE!. - di Francesco Briganti

Noi tutti, io credo, sogniamo. Non parlo dei castelli che la nostra mente addormentata raggiunge quando si sente libera da quelli orpelli giornalieri o quando dagli stessi continua ad essere perseguitata; parlo di quei momenti in cui, abbandonati su di una sdraio piuttosto che in un qualsiasi altro posto, lasciamo che i nostri occhi si perdano oltre l’orizzonte visibile e vaghino seguendo quell’immaginazione che, sempre presente oppure sopita, ci consente di continuare ad andare, andare ed andare senza sapere né quando né dove arriveremo. Sogno ad occhi aperti spesso di un isola; poco più di uno scoglio in mezzo al mare in cui ritirarmi se solo fosse possibile: delle lenze, una radio rotta, qualche buon libro e, possibilmente, qualcuno che mi volesse il bene necessario per condividere questo tipo di scelta. Lascerei che il mio corpo si scurisse al sole e che la pelle si conciasse al sale ed allo iodio marino; coltiverei pomodori in un angolo non molto ventilato ed alleverei qualche pollo a cui tirare il collo a Natale, lasciandomi la scelta di festeggiare tale ricorrenza a mio piacimento e riservandomi il diritto di graziare il pollo a seconda dell’umore o della direzione del vento o della marea. Sono sicuro che quei polli invecchierebbero con me!. Farei con le alghe le insalate più saporite e con i frutti della scogliera gli antipasti più ingegnosi bagnando il tutto con l’acqua leggermente ferrosa di una sorgente ai piedi del picco vulcanico a sovrastare la capanna e l’isola intera. Un fuoco a tenermi, non ci sono poi molte persone che mi vogliono così bene, compagnia, del tabacco da avvolgere in cartine improvvisate, e una meridiana a scandire il passaggio del sole. E tante, tante, tante ore a passeggiare sul bagnasciuga o seduto su quello scoglio là in fondo, proprio quello su cui si accanisce ora l’onda, a respirare il mare ed a guardare il passato caotico e schifosamente deluso dal quale sarei scappato senza il benché minimo riguardo o ancor piccolo rimorso. Questo mondo non mi piace e questo sogno nemmeno. E’ facile intuire i perché della prima affermazione: la cattiveria e l’egoismo di ognuno, nessuno escluso e quindi me compreso, fanno sì che non ci sia dignitosa vita per ciascuno; oh, il gradiente di responsabilità attribuibile ad ogni singola persona è naturalmente variabile da soggetto a soggetto, ma la responsabilità oggettiva di tutti è un fatto dimostrato dalla circostanza evidente che solo alcuni lottano, solo alcuni si impegnano solo pochi rischiano ed il loro sforzo finisce coll’essere inutile anche come esempio ed in alcune circostanze persino dannoso. Qualcuno in una sua opera scrisse che “ … le persone sono in gran parte come pecore, contente di mangiare l’erba ai propri piedi per poi riunirsi al gregge quando il pastore chiama. Questa è la ragione per cui intere nazioni seguono un dittatore; questa è la ragione per cui folle immense acclamano un profeta o un rivoluzionario; questa è la ragione per cui dittatori, profeti e rivoluzionari muoiono soli e nel più delle occasioni odiati e trucidati da quelle nazioni, da quelle folle, da quei seguaci. Questo è il motivo per cui qualcuno, qui ed oggi, può continuare a fare il gradasso, a dettare il bello ed il cattivo tempo, a imporre i ritmi di una vicenda politica il cui spartito dovrebbe contenere ben altre note e ben altri accordi a musicare parole di ben altro indirizzo e ben altri fini. Fini che lungi dall’essere unidirezionalmente condizionati dovrebbero essere ben chiari e perseguiti a e da quei pastori a cui rispondono le greggi di erba opposta. Ed è qui che si innesta il non piacermi il sogno; perché proprio sul più bello, mentre una sirena esce dalla spuma di un’onda o una stella s’accende in cielo ecco che pastori di ogni estrazione e pecore di ogni colore e gusto alimentare invadono la mia capanna, saltano sui miei scogli e vagando per tutta la spiaggia e lungo il bagnasciuga lasciano merda e puzza dappertutto!.