Fotogrammi … - di Francesco Briganti

01.06.2014 07:05

Il vento frusciava aritmicamente tra le foglie del ramo. Le foglie strisciavano sulle ante della finestra. La luce a tempo con il soffiare del vento penetrava al interno della stanza in penombra. Ombre psichedeliche si alternavano sui suoi pensieri affaticati dal peso nella mano. Le dita, sbianche dallo sforzo, rifuggivano titubanti un ordine inespresso. La poltrona scomoda ed inadatta le avvolgeva il corpo stancamente abbandonato. Le gambe rattrappite formicolavano per la posizione e l’immobilità: la testa, sorretta dalla mano in un angolo innaturale, contrastava dolorosamente i muscoli del collo prossimi ad una contrattura definitiva, i seni sollevavano la maglietta in un respiro cacofonico e istintivo: il grembo gravato dalla pistola nascosta ed estranea. Al suo fianco, bianche le lenzuola, bianche le pareti, bianca la luce del neon che non lasciava spazi ad ombre o ad angoli bui: bianchi i tubi che entravano in quelle vene nel disperato e crudele tentativo di mantenere viva la sua sofferenza: morto dal collo in giù. La guardava per l’ennesima volta dormire in quella innaturale quiescenza. Odiò l’amore che gli portava così come da tempo ormai odiava sé stesso. Il respiratore cadenzava un secondo via l’altro una nenia oramai insopportabile …

Stesa, a malapena coperta dal lenzuolo, nuda nel suo splendore candido e marmoreo, correva i suoi sogni sulla riva di un mare onirico e profondo. I piedi immersi in quel fresco oceano rem sfogavano il caldo asfissiante della camera dando fittizio sollievo alla sua pelle lucida e sudata: la lingua impudicamente impegnata a inumidire labbra riarse dall’afa e dalla recente memoria. In una vena, appesa come una banana matura una siringa sottile si sposava con qualche goccia di sangue mentre un cervello incosciente chiedeva finalmente un riposo: una banconota arrotolata tradiva usi impropri alla zecca di stato e lui era lì.
Lui che l’aveva vista nascere, lui che ne aveva ascoltato le prime parole, lui che le accarezzava la testa quando, piccolo orsacchiotto gli correva incontro al ritorno dal lavoro; lui che non riusciva più a soddisfarne le continue ammalate esigenze: lui, padre disperato, dalla cui mano pendeva quella pesante arma di una decisione disperata …

L’autoblindo spezzava in due segmenti la strada che si perdeva ad est e ad ovest quasi senza fine. Un uomo e la sua canna del fucile; la puntava ora qui ora la seguendo i propri movimenti, nervosi ed al riparo del mezzo blindato.
Il sole sull’asfalto rifletteva un idea lontana di bagnato tanto più falsa quanto più cresceva l’afa nel progredire del mattino. Tirò a sé l’otturatore dell’arma per esser certo che il colpo fosse in canna. Poco lontano, non più di un centinaio di metri, sabbia nella sabbia un uomo ed una altra canna ed altre canne strisciavano lentamente verso una meta …, quale che fosse!: la linea al orizzonte spezzata dal mezzo alieno al intorno assolato e, nella sua asprezza, affascinante.
A destra ed a sinistra altri come lui strisciavano al suo stesso obbiettivo, uno scorpione alzò la coda irato per cotanta invasione poi, quasi conscio dell’inutilità del gesto, li lasciò al loro stupido destino rintanandosi veloce. Scattarono avanti in molti, lo scorpione e i soldati con le loro canne e mentre altri dalla strada si giravano a guardarli: il sole restò ignobilmente indifferente …

La brezza del mare alitava profumi e sapori sulla folla; il sottofondo di traffico lasciava spazi ai cori suggestivi, ora studiati ora istintivi, che rimbalzavano su scudi ed elmetti apparentemente indifferenti. La zona verde, la zona gialla, quella rossa. A Genova tensioni differenti veleggiavano sulle anime dei presenti: gioia di gruppo, rabbia di molti, astio di alcuni, odio violento di pochi. Genova, assetto di guerra per l’ordine pubblico: seguivano o fronteggiavano a distanza lungo un percorso deciso, coordinato, previsto. Dietro gli scudi, sotto gli elmetti, appresso ai manganelli: tutto fuor che indifferenti. La zona verde, la zona gialla, quella rossa con l’anima presa dall’inesperienza, dalla calma dell’abitudine, dalla certezza del dovere, dal piacere del dovere, dalla cattiveria nel dovere: cortei festanti e branchi in caccia; tutori dell’ordine e bestie feroci e … uno nella jeep, l’altro al di fuori: occhi negli occhi, statue!, in un unico interminabile istante …

…. E poi ci furono gli spari, uno, due , molti. All’altra, al altro, di tutti contro tutti.
…. E poi ci fu il silenzio.

Afaganistan, Libano, un ospedale, una casa, una città.
Luoghi diversi e tragici comunque teatro di una guerra non guerreggiata da ed in un paese da rifondare!.