… freedom, libertad, freiheit … - di Francesco Briganti
Cosa è veramente importante per ciascun uomo, maschio o femmina che sia?. Può una qualsiasi condizione di benessere, più o meno agiato, più o meno salutare, più o meno diffuso, bastare per dire che la “ condizione umana “ è soddisfatta?. E cosa si può intendere nel concetto “ condizione umana ” ?.
Io credo che quel concetto parta dalla prima volta che la scimmia antropomorfa da cui noi tutti, bianchi, neri, gialli, rossi, mulatti, indoeuropei, asiatici, afroamericani, tutti, discendiamo si è alzata sulle due zampe inferiori aumentando il proprio orizzonte dal suolo su cui correva a quattro zampe a quello prossimo e lontano che diventava abitudine ripetibile per scelta nel muoversi in posizione eretta. Il passo successivo deve essere stato l’adeguarsi del pensiero al nuovo orizzonte; il chiedersi cosa c’era oltre l’albero, il cespuglio, la macchia distante e, quindi, la curiosità, l’immaginazione, la previsione, l’attenzione cosciente dei particolari dell’intorno e, poi, l’autocoscienza di essere, di esserci, di, in qualche modo, essere padrone del proprio muoversi in quell’intorno con la contemporanea nascita ed evidenziazione di un altro concetto: la libertà; di scegliere la direzione senza per questo evitare ostacoli, di andare e ritornare in un posto, di farlo in compagnia o in solitario, immaginando e costruendo attorno a quell’andare tutta una serie di occasioni possibili.
Dunque la libertà!. Io credo si possa dire che essa è l’elemento fondante della “ condizione uomo “.
La libertà è un astrazione senza orizzonti; non ci dovrebbero essere limiti ad essa, ma l’uomo non è un essere trascendente, divino per ciò che esso stesso ha dato come significato a questo aggettivo. L’uomo è un animale evolutosi a qualcosa di cosciente e di razionale ha, dal tutto, estrapolato il concetto ulteriore di bene e male proprio traendoli dalle sue reminiscenze bestiali ed in funzione di queste ha dovuto stabilire delle regole sempre più specifiche per i comportamenti man mano che aumentavano i componenti di quella compagnia che, con lui, seguiva uno stesso percorso.
Quelle regole, tutte le regole, ogni regola è funzione delle condizioni ambientali, geografiche in generale e geologicamente specifiche per ogni luogo, delle convenzioni ataviche di un consesso comune, degli usi e dei costumi di quei consessi ed ognuna pur valida, giusta e funzionale per un determinato gruppo e/o luogo, può non esserlo altrettanto per altri gruppi o luoghi.
Per questo il concetto di libertà ha dovuto essere ristretto in un inderogabile orizzonte circolare, direi sferico: la libertà di ognuno arriva fin lì dove comincia quella del/dei vicino/i.
Secondo me, questa dovrebbe essere l’unica regola a cui tutti, nessuno escluso, dovremmo sottostare e da questa regola deriva un altro concetto fondamentale per l’uomo: il rispetto, la considerazione dell’altro nell’attesa che l’altro si ponga nei nostri confronti nella stessa identica maniera, ma, comunque e cosa a prescindere, indipendente dall’altrui atteggiamento, almeno fino a prova contraria. In questo è anche l’essenza di ogni democrazia.
Perciò le regole. Esse sono fatte dall’uomo, per l’uomo, ma non possono, non devono essere, non dovrebbero mai divenire più importanti dell’uomo: è la regola che deve adattarsi all’uomo e mai viceversa.
Una regola che vada bene oggi, dovrebbe essere la variazione di una precedente di ieri e, probabilmente essa fungerà da propedeutica di una di domani. Tutto questo non succede più nelle società integraliste e fondamentaliste, in quei consessi religiosi simili o pari a quelle società di cui prima, in quei sistemi, partiti, movimenti politici che facessero della regola cosa più importante dei regolati, negli stati che sacrificassero alla regola vigente o nuova la vita stessa, privata, pubblica, economica, morale dei propri cittadini.
Queste situazioni di fatto, quale che sia la teoria invece proclamata, stanno diventando nel mondo moderno e globale sempre più e sempre maggiormente restrittive man mano che aumentano in valore numerico: l’uomo non più “libero” per quanto detto prima, ma “ regolato “; individuato come infinitesima parte di un meccanismo che deve funzionare nel modo stabilito, malgrado lui, con lui o senza di lui. La persona resa cosa e non più CHI!. La persona resa oggetto e non più soggetto. La persona diventata comparsa da protagonista che era.
Oggi, in questo nostro mondo, chiunque si guardi attorno in modo disincantato e libero troverà in quasi tutto degenerazioni in quella direzione. Siamo stati tutti lentamente condizionati a pensare che la regola sia l’aspetto importante e che, quindi, come tale non vada mai violata neppure se il violarla dovesse per tutti ed ognuno significare riacquistare quella libertà di vita, di pensiero, di azione, di comportamento, di sporavvivenza e di orizzonte che primigeniamente ha definito ogni uomo: l’uomo al proprio nascere libero al punto da divenire SAPIENS SAPIENS.
Cosa siamo oggi?; cosa e non chi siamo; io non mi arrogo alcun diritto di affermare alcun che. Quello che posso fare io è porgere delle considerazioni, stigmatizzare, nel modo più obiettivo che mi riesce, delle situazioni; ma chi deve, e non cosa deve, trarre delle proprie conclusioni non può che …
liberamente essere ognuno di voi!.