... Gott mit uns!. - di Francesco Briganti
Ho parlato qualche volta del mio nonno paterno Francesco. Genitore di tredici figli era un fascista della prima ora; marcia su Roma, fascia littoria, veterano delle guerre d'Africa e apostolo di quel socialismo di cui si era fatto bello Mussolini nell'ingannare i contadini prima di vendersi ai signori del regno ed a quella gloria, madre di milioni di morti, che lo portò alla fine appeso, indecorosamente ed ingloriosamente, a piazzale Loreto. Mio nonno, di cui sono orgoglioso come non mai, fu uno di quei fascisti a cui si poteva e doveva portare rispetto, per l'integrità e l'onestà, di vita di idee e di contenuti, professate e dimostrate. Quando morì nel 52, in segno di lutto in quel di San Giovanni a Teduccio, Napoli, La sezione locale della CGIL abbassò la saracinesca in segno di lutto.
In quel comune del napoletano viveva anche l'altro mio nonno: don Angelo il Barbiere. Tre figli, liberale, fu prigioniero dei tedeschi e, mi raccontava mia nonna buonanima, fu salvato dalla morte per intercessione di una signora che, con un cesto di mele rovesciatosi al momento giusto, distrasse il bastardo che stava per sparargli. Angelo era uno tosto che sapeva farsi rispettare, profittò di quel momento e dopo essersi liberato del tedesco riusci a scappare nelle campagne di Sarno dove erano sfollati. Mio nonna e mia madre furono sempre convinte, potenza della fede, che quella signora fosse la Madonna in persona. Quando è morto, don Angelo, aveva il rispetto e la considerazione del paese e lo studio di commercialista che aveva avviato, ancora oggi, è in essere gestito magistralmente come è dalle mie cugine.
Due uomini veri, su ideali sponde opposte, ma entrambi sullo stesso confine rappresentato dall'onestà di intenti e dalla dignità dell'essere prima di ogni altra cosa, fosse anche la vita stessa; uniti nella identica avversione per quei tedeschi invasori, molto animali e decisamente assassini.
Alla fine della seconda guerra mondiale, i vincitori, anche quelli dell'ultima ora, decisero la spartizione della Germania temendone lo spirito barbaro nell'indole ed il desiderio egemonico. Deutschland uber alles (la Germania sopra tutto) è, ancora oggi, una parte dell'inno tedesco; i nazisti ne snaturarono il significato, spacciando quello che voleva invece glorificare l'unità della patria germanica come concetto di superiorità degli ariani rispetto al resto del mondo. Quanto questo millantare sia costato al mondo intero e ad un popolo martire soltanto chi non voglia vedere o ricordare può ignorarlo.
Dal suicidio di quell'Adolf, pazzo sanguinario, e dalla disfatta invereconda di un popolo intero, complice e vittima, al tempo stesso sono passati quasi settanta anni e nel corso di questo periodo la Germania ha tratto insegnamenti notevoli dalla propria storia e dalle proprie specifiche vicissitudini riuscendo alla fine e con abili strategie a riunire in una sola nazione i propri territori ed a rinascere dalle proprie ceneri sfruttando tutti quei cavilli, tutte quelle strade e stradine che il consesso mondiale ed europeo in particolare, forse anche per una sorta di complesso di colpa, le consentiva. Ma una indole non si cambia, una fissazione più è frustrata e più, prima o dopo, torna a galla e riesplode in tutta la sua crudezza ed è per questo che il " ... uber alles ... " continua ad essere la molla principale della passione tedesca.
Quel popolo, che è quel che è, di certo, però, non è stupido, ha capito che il gioco delle armi, del passo dell'oca e della dittatura militare non può essere il mezzo per una supremazia imposta ed ha capito, meglio di ogni altra cosa, che le ritorsioni a quel gioco sono tra le più nefaste possibili quando dovessero vincere e, dunque, ha adeguato le sue mire fantasiose ai tempi in evoluzione e prima con il marco ed oggi con la bundesbank ed il rigore economico, sta di fatto riprendendosi quei territori che il pazzo nazista aveva prima conquistato, poi devastato e quindi riperso.
I popoli del centro - nord europa, alleati silenziosi ma coerenti, le fanno da corona nel mentre che i paesi cicala e, quindi, più deboli uno ad uno stanno cedendo la propria autonomia economica e la propria libertà d'azione finanziaria in nome di una banca e di una moneta comune che, a ciascuno, ha privato il diritto di conio.
Quei governanti, vedi il Renzi dell'ultima ora, che riuscissero a strappare a Kaiser Merkell qualche concessione "elemosiniaca" vengono immediatamente richiamati all'ordine e sbugiardati: di questo passo, senza una vera e propria lotta di indipendenza o una vera e propria nascita nel senso dell'unità politica dell'Europa, in una totale paritaria e incondizionata uguaglianza, il destino dell'unione, in un senso o nell'altro, è mortalmente segnato.
Noi italiani, ideatori e fondatori del progetto Europa potremmo essere i promotori di quella nascita, ma dovremmo avere dei politici con gli attributi e che fossero anche decisi ad usarli; persone di questo tipo, almeno per ora, non se ne vedono nel panorama e nemmeno all'orizzonte forse perché ...
... Gott ist nicht mitt uns!.