Ieri mi hanno dato del “miserabile” … - di Francesco Briganti
Sempre ieri mattina, passeggiavo, lentamente a causa del ginocchio intorno all’isolato che tra giardini e viuzze racchiude la mia casa: immaginatevi un grossolano quadrato che alla base superiore abbia l’erta di una collina ai cui piedi scorre via dei …, poi parallele ed opposte due strade a senso unico l’una a salire e l’altra a scendere, entrambe l’una ad iniziare e l’altra a finire su via dei Fabbri che è la strada principale. Dunque quattro incroci dei quali solo due cui fare vera attenzione quando si avesse una meta differente dalle case ai piedi della collina. Strascicando un po’ la gamba destra riflettevo sugli avvenimenti ultimi di questi giorni nel mentre che, contemporaneamente, mi incazzavo con quei cani stupidi che abbaiano, chiunque passi, fosse pure il loro padrone ed elogiavo, tra me e me quegli altri che ti guardano con occhi sornioni e sembrano dirti semplicemente. “ … io sono qua, non ti azzardare!”. Per cui, tra un pensiero ostile ad un Renzi improvvisamente ed inconcepibilmente stupido, un latrato, un cinguettio, un Renzi “complottista e poltroniero”, un sorvolo di storni a coreografare alti nel cielo, raggiungevo uno dei due incroci importanti. Qualche metro prima dello stop d’ordinanza un giovane stava stranamente seduto su di una casetta della frutta vicino al bidone dell’umido; sciatto, capelli arruffati, sporco in viso quel tanto da essere evidente, vestiti stracciati sui gomiti e sulle ginocchia; ci siamo scambiati un anonimo sguardo poi io ho proseguito e lui è rimasto immobile nella sua posizione. Altri pensieri lungo il lato basso del quadrato: l’ubbidienza supina del Letta, la disponibilità ad ogni cosa del re, un gatto sfuggente che, nero naturalmente, ti attraversa la strada, qualche auto improvvisa che accende i motori per una destinazione da raggiungere ed eccomi di nuovo all’incrocio precedente. Il ragazzo era ancora lì, come statua e come se aspettasse qualcosa o qualcuno.
Mi sono fermato a due, tre metri di distanza per accendermi una sigaretta e nel frattempo lo guardavo di sottecchi. Si fregava un po’ le mani e mi pareva aguzzasse l’udito come a riconoscere qualche suono familiare; d’un tratto nel rumoroso silenzio della campagna toscana ecco in lontananza un rombo crescere sordo ed in avvicinamento; come mosso da un burattinaio il tipo si è alzato, ha scompigliato ancora di più i capelli e si è avviato verso l’incrocio. Non so cosa mi ha spinto a seguirlo e, velocemente per come potevo, gli sono arrivato alle spalle proprio nel mentre che una moto di grossa cilindrata entrava nei nostri fuochi visivi; quindi tutto è successo all’improvviso. Il ragazzo è scattato in avanti, la moto ha cominciato a frenare, io allungavo una mano sul bavero di una giacca già strappata in più punti; entrambi, l’uno a trascinare l’altro, cadevamo ben lontani dalla possibile scena di un incidente, la moto slittava finendo con un fianco per terra con uno stridio infernale ed il suo guidatore saltava riuscendo a non farsi travolgere dal proprio mezzo in scivolata libera. Mattina presto, i più ancora insonnoliti, rumore si, fracassi no e dunque dopo qualche attimo tutto è ritornato normale. Una finta, era tutto una finta!. Lentamente, senza nessun aiuto, mi sono rialzato proprio nel mentre che partiva vero il mio fianco sinistro un calcio dal giovane sciatto e sporco il quale, mancatomi, subito dopo ha raggiunto quello che doveva essere il suo complice così che, poi, assieme, rimessa in posizione la moto, sono andati via sgommando. Avevo, dunque e senza volere, sventato un finto incidente; evitato una conseguente truffa ed a cascata tutto ciò che questa avrebbe comportato alla società. Mentre i due balordi sparivano oltre una curva mi sono chiesto quale sarebbe stato il mio comportamento se avessi sospettato del loro inganno alla realizzazione del quale sembrava essere indispensabile la presenza di un testimone ignaro che avrebbe raccontato ogni cosa. La mia risposta è stata che: “ … a maggior ragione sarei intervenuto e forse anche in maniera più decisa e meno istintiva di come avevo fatto … “. Avrei potuto, così, denunciare presentando dati di fatto a tutti la cosa ed avrei impedito loro di rifarlo o di riproporsi in qualsiasi altro modo ed il mio agire sarebbe stato d’esempio nonché apprezzato e maggiormente seguito ed imitato.
Ancora qualche attimo di disgusto per le furberie del mondo, poi ho ripreso il mio passeggiare; altri pensieri, altri rumori, altri odori in quella mattinata di un sabato quasi primaverile; ma il tutto a girare attorno ad una sola domanda che mi frullava nella testa quasi scatenata dall’episodio precedente e forse, con esso, decidete voi, senza nessuna attinenza: “ … ma se, in un qualsiasi modo, con chiunque avesse voluto, il MOVIMENTO CINQUE STELLE avesse partecipato ad un governo, quale che fosse, avremmo avuto la barzelletta immorale dell’Imu?; avremmo avuto questa disoccupazione, questa legge elettorale in fieri, quei tanti suicidi, il regalo alle banche, la caduta di Letta ed il sopravanzo di Renzi, la fiat fuori dall’Italia senza colpo ferire ed un idiota a dire che i giovani non lavorano perché stanno meglio a casa, e la democrazia uccisa per l’ennesima volta ed eccetera eccetera eccetera …. ??????.
IO CREDO DI NO!.
… ma serve a poco pensare a qualcosa che non è successa e che non succederà; proprio a poco. Tanto più che, invece, a me faceva ancor più male il ginocchio avendo deciso di partecipare invece di stare solo a guardare.
HO osato esporre quella mia domanda ed il risultato è stato: la prima riga di questo scritto.