La danza del faraone … - di Francesco Briganti
Un imprenditore napoletano (non me ne vogliano i miei compaesani sfrutto solo un luogo comune;ndr) ha una attività focalizzata sulla rivendita di copie in gesso, fabbricate ad ad Alessandria d’Egitto, di oggetti d’arte, specificatamente focalizzata verso soggetti a valore archeologico. In realtà, questa sua attività è solo di facciata, ma per quanto sia bene avviata e produca reddito essa nasconde lo smercio illegale e di contrabbando di veri reperti storici. Ora capita che egli abbia commissionato una serie di statuette ciascuna copia conforme di un ritrovamento egizio a sembianze di Ramesse II in oro massiccio e si dà il caso che questo ritrovamento a seguito corruzione forzosa e lauta di un funzionario egiziano parta per l’Italia mischiata alle altre 23 in gesso racchiuse in un pacco appositamente confezionato dei dodici contenenti le copie e destinati al nostro imprenditore.
Costui, un po’ per piaggeria, un po’ per lecchina abitudine, un po’ per far ricordare il proprio nome, ha da tempo preso l’abitudine, in occasione delle feste comandate, di inviare alla sede della presidenza del consiglio campioni della sua produzione; tutti ed anch’essi, racchiusi in una sola confezione morfologicamente simile, se non uguale, a quelle provenienti dall’Egitto. Succede che nel deposito del nostro imprenditore gli arrivi dei vari articoli siano contemporanei ed i vari pacchi finiscano per mischiarsi e che quello contrassegnato con la “S” contenente la statuetta d’oro di Ramesse, causa un difetto di pronuncia del ragioniere, venga confuso dal magazziniere con quello contrassegnato con la “F” e che, dunque al posto di questo, per sbaglio venga spedito per errore a Roma mentre nell’ufficio dell’imprenditore viene recapitato il pacco F contenente solo statue di gesso …
“ ….Palazzo Chigi ai dipendenti: no a regali costosi. Tempo di sobrietà anche a Palazzo Chigi, dove il segretario generale della presidenza del consiglio dei ministri, Roberto Garofoli, ha firmato una circolare volta a richiamare la necessità che i dipendenti della presidenza si attengano scrupolosamente al "codice di comportamento", di recente approvato, nella parte in cui vieta ai funzionari pubblici di ricevere doni. "Nello specifico, in occasione dell'avvicinarsi delle festività natalizie, la presidenza ha ritenuto di sottolineare quanto stabilito dall'articolo 4 dello stesso "codice" che vieta ai funzionari pubblici di ricevere regali o altre utilità eccettuati quelli di modico valore. Lo stesso articolo precisa inoltre che i regali e le utilità comunque ricevuti fuori dai casi consentiti dovranno essere, a cura dello stesso dipendente cui siano pervenuti, messi immediatamente a disposizione dell'amministrazione per la restituzione o per essere devoluti ai fini istituzionali. In particolare essi dovranno essere consegnati al dipartimento per le politiche di gestione, promozione e sviluppo risorse umane e strumentali che, in base alla tipologia, provvederà alla successiva destinazione …. (ndr)”.
… In un baillame incredibile ed in un susseguirsi di situazioni tra il tragico ed il comico l’imprenditore vie a scoproire l’errore e la destinazione finale della statuetta d’oro; disperato si rivolge ad un onorevole tra quelli eletti con il voto degli amici degli amici affinché cerchi di recuperare l’originale. Il tale onorevole credendosi furbo, cerca di corrompere un usciere della presidenza per avere tutte le statue del pacco F. Questi, anche un po’ insospettito ne parla con dei suoi cugini per farsi dare una mano. Nel frattempo il magazziniere ed il ragioniere dell’imprenditore, entrambi malamente bistrattati dallo stesso covano uno spirito di vendetta verso di lui ed in più hanno capito la situazione per cui si ingegnano, ognuno per proprio conto a cercare di recuperare la statuetta originale; nel frattempo a Roma le singole statuette arrivate, ritenute di carso valore, vengono rispettivamente distribuite a 24 dipendenti nel corso di una cena pre natalizia.
A questo punto, ricapitolando, la situazione è questa: la statuetta d’oro è nelle mani di un dipendente ignaro, ma non si sa quale. Alla sua ricerca si mettono per vie diverse e con modalità differimenti: i cugini dell’usciere, l’usciere stesso che non si fida più di tanto dei cugini; il ragioniere ed il magazziniere che hanno accusato malattia entrambi e sono partiti per Roma; l’onorevole amico degli amici che ben conosce la soddisfazione di un guadagno meglio se non dichiarato; un gruppo di quegli amici con il quale l’onorevole si è stoltamente confidato, tre altri onorevoli che hanno senza volerlo veramente ascoltato la confidenza dell’onorevole, l’imprenditore stesso anche lui in viaggio per l’urbe e, udite udite, il funzionario egiziano che ha realizzato quanto poco egli abbia ricavato dal furto della statuetta; tutto comincia in una Roma dicembrina e pre festaiola, con la ricerca disperata di ognuno dell’elenco dei partecipanti alla cena durante la quale sono state distribuite le statuette … .
Ecco, confesso che ho mutuato il tutto scopiazzando alla grande da un romanzo di qualche anno fa di D.E. Westalake che, credetemi, è letteralmente uno scompiscio di risate; ma ciò doverosamente detto, io inviterei ciascuno di Voi secondo la propria indole e secondo la propria consuetudo (spero sia giusto, ndr) agendi di immaginare come prosegue la storia.
Da parte mia io sfrutto tutto quanto sopra scritto per concludere dicendo, forse anche nel banale più bieco e populista, che riduzioni della spesa o no, restituzione dei regali di valore o no, per quanto hanno fatto e per quanto sin qui fatto i nostri politici non dovrebbero essere oggetto di doni o auguri, ma, VICEVERSA, soggetti di vergogna e pubblico pentimento!.