… LA PARTICELLA DI DIO … - di Francesco Briganti
Si dice che non ci sia sordo più sordo di chi non voglia sentire e che non c’è non vendente più cieco di chi non voglia vedere; io aggiungerei che non v’è più stupido di chi è pigro nel pensare. Lasciate, abuserò della Vostra pazienza, che io mi dilunghi su di un paio di altre amene banalità cercando di spiegare a me stesso ed a Voi il significato delle parole “ stupido”, “pigro” e “pensare”: sostantivi, aggettivazioni e verbo grammaticalmente parlando, ma, soprattutto oggetto filosofico quando li si volesse personificare. Ne parlerò in ordine inverso e, ritengo, per importanza.
Tutte le forme viventi, vegetali, animali e da queste quelle umane hanno facoltà intellettive più o meno sviluppate con un gradiente di autocoscienza che dal muschio fino ad arrivare al uomo cresce dal uno al altro in maniera esponenziale. Senza stare qui ad indicare cosa possa sentire e pensare un filo d’erba o una pianta piuttosto che un’ameba, un polipo, un cane o una scimmia, diciamo che l’uomo oltre al genetico “sentire” il mondo esterno da sé ha sviluppato la facoltà di connettere più cose distanti tra loro per tempo, significato e luogo, ad esempio, per poi da queste connessioni trarre delle deduzioni spunto di ragionamenti e, quindi, di comportamenti conseguenziali. Già questo basterebbe a “render divino” chiunque; ma l’uomo è andato oltre, si è spinto all’immaginazione ed alla fantasia e così, da una semplice somma aritmetica, due più due uguale quattro, è arrivato alla teoria dei quanti ed alla particella di Dio: quel bosone di cui tanto si parla e che qualcuno sta cercando di evidenziare scientificamente. Dunque la facoltà genetica del “pensare” quindi il “pensiero” perciò “colui che pensa” ed allora il raziocinio, l’autocoscienza, il libero arbitrio e la possibilità di decidere, istante per istante cosa fare, dove indirizzare, come costruire e mediando, tra intimo sentire e ragionamento, definire la propria vita, il proprio “essere” e “l’apparirne”.
“La pigrizia mentale è ciò che offusca lo splendore della nostra anima, è ciò che argina l’evoluzione della nostra coscienza, facendoci perdere l’amore per noi stessi. … ( da Tragicomico.it); ndr). Si dice che l’ozio sia il padre di tutti i vizi e che la pigrizia sia la sua genitrice. Il pigro non fa, non si muove, evita sino al impossibile ogni tipo di fatica; tutto ciò se è assolutamente vero e deleterio per il semplice fare, diventa definitivamente suicida quando fosse parametro funzionale del pensiero. Il pigro mentale è colui che, quale ne sia la ragione, allo sforzo di una analisi preferisce una spiegazione da altri; è colui che non connette tra loro i fatti, le vicende, gli accadimenti che succedono nel suo intorno; è colui che segue pedissequamente qualcun altro che illustra quella realtà di cui “quel colui” fa parte accettandone in maniera acritica e soggiogata le parole, i comportamenti, le interpretazioni, le soluzioni. Il pigro mentale è, quasi sempre, uno sfiduciato, un deluso, un disilluso, uno per cui l’uno vale l’altro ed allora si aggrappa alle labbra di quel soggetto che istintivamente sente più vicino, più nuovo, più rassicurante, meglio rispecchiare la propria condizione. Il pigro non progredirà mai oltre quella piccola squallida condizione, appena appena, superiore alla sopravvivenza.
La stupidità non è una patologia: non è il cretinismo, non è una forma autistica, non è demenza non è un handicap che limita in qualche modo, quale che sia, le facoltà intellettive; lo stupido per conseguenza non è un malato o un diversamente abile; la stupidità è una scelta che non è funzione della intelligenza o dell’istruzione o della professione o del mestiere giacché così come ci sono stupidi intelligentissimi e laureati allo stesso modo e nella stessa identica quantità ce ne sono operai, pensionati, esodati ed alla via così ivi comprendo vi ogni e tutte le categorie del genere umano. Forrest Gamp racchiude questo concetto nella famosa frase: … stupido è chi lo stupido fa …”: lasciando ad ognuno la possibilità di esaminarsi, guardarsi, vedersi, dedursi e quindi, confermarsi o cambiare. La stupidità è un modo d’essere che può essere elevato a filosofia e scelta di vita; ma anche e sopra tutto in questo caso diventa la più perniciosa delle condizioni, per sé e per gli altri: occorre aver più paura di uno stupido che di un malvagio perché il secondo saprà sempre e comunque quel che sta facendo, il primo avrà rinunciato da tempo a saperlo. Lo stupido mentale è quello che pur morendo di sete è talmente pigro da attendere che qualcun altro gli porga alla bocca dell’acqua … il problema è che quel liquido potrebbe essere qualsiasi cosa, anche un veleno, lui berrà a prescindere e succeda, poi, quel che deve succedere.
Alla fine di questa mia mattutina rottura delle vostre scatole, che altro potrei aggiungere se non l’invitare tutti ed ognuno ad incedere nel proprio raziocinio, ad accedere con convinzione alla propria capacità di analisi e deduzione, alla intrinseca e meravigliosa facoltà del pensiero, a quella del guardare che approfondisce il vedere, all’altra dell’ascoltare che scompone e rende comprensibile il sentire, alla fantastica capacità dell’autoscienza che rende liberi e propositivi verso il proprio futuro e la vita stessa in generale?
Ed allora, tutto ciò detto, è meglio far parte della “ gente stupida gente”, gregge polimorfo acquiescente e appecorato o piuttosto non è molto meglio essere una “persona” tra altre “persone” ognuna delle quali interagisce con il proprio “essere” in un confronto costruttivo e di crescita con quello di ciascuno degli altri?.
Qual è la necessità di uno o più Guru?. Quale quella di un apparire senza sostanza e frutto di una subornazione diffusa?. Quale quella di una regressione di massa ad un fideistico, acritico, supino adattamento?.
S I A T E … ! non occorre altro.
Solo così questo mondo, questa Italia, questa politica, questa società, Voi stessi, ciascuna e tutto, avranno una possibilità per una futuro diverso.
Il resto, lo si voglia o no, sono solo …
CHIACCHIERE DA CORTILE!.