… la pecora nera … - di Francesco Briganti

11.08.2014 07:32

Mille km d’autostrada e ci sei. Quattro anni di malinconie, di nostalgie, di poetiche rimembranze dei luoghi, delle situazioni e delle amicizie ed ecco che davanti agli occhi si apre la piana lametina. I monti a nord a chiudere una valle che ad est si continua verso lo Ionio e ad ovest, a poca distanza, sfocia nel Tirreno: Lamezia Terme si offre allo sguardo nella sua immutata realtà agricolo-urbana. Case basse alternate a cubici edifici di sette otto piani e attività commerciali di prevalente estrazione artigiana fanno da preludio al caotico divenire cittadino. Officine meccaniche si alternano a negozi di frutta e verdura o a panifici e caseifici, alcuni ancora, e per sempre, a carattere familiare.
Poi, d’improvviso, l’urbanizzazione sfrenata ti avvolge nella sua realtà 2014 ed il paesaggio agreste della periferia diventa quello di una città in pieno sviluppo, con le sue boutique, i suoi bar alla moda, le sue banche, innumerevoli, le sue prerogative identificative di ogni città degna di questo nome. Il traffico, tra le altre, con niente da invidiare ad una qualsiasi altra realtà italiana.
Ti accorgi, subito, a pelle che niente è cambiato dall’ultima volta se non nelle quantità ed il bello ed il brutto che c’erano sono rimasti nella stessa identiche proporzioni del prima.
La felicità vera e sincera degli incontri e delle rivisitazioni scema dopo l’esaltazione dei primi momenti, delle prime ore, dei primi giorni e con essa quella melanconia e quella nostalgia dell’anima e dello stomaco, accomunandosi nelle sensazioni, chi sa perché, ai ricordi reali e più pungenti che, viceversa, la fanno da padrone, a poco a poco ed impietosamente, relegando in un angolo quelli struggenti che ti avevano spinto a ritornare.
Non attenua il tutto il mare tra quelli più belli d’Italia.
Un mare che s'è mangiato gran parte del litorale; un mare la cui furia accomunata all'incuria ed all'insipienza delle amministrazioni l'ha avuta di buon gioco nella propria opera distruttiva; un mare che, forse, incazzato nero per come lo si tratta, ha completato una punizione più che una vendetta.
Eppure, eppure il panorama resta uno tra i più belli al mondo. La corona delle isole Eolie all'orizzonte con Stromboli e Vulcano a segnare il punto con un pennacchio di fumo appena visibile; il braccio sinistro del golfo di Sant'Eufemia a perdersi nel mare offrendo di sera le perle luminose ed antiche di Pizzo Calabro, di Vibo, Briatico, Zambrone mentre sulle colline si inerpicano quelle di Acconia, Sam pietro Lametino, San Pietro Maida e Maida stessa; con, nelle sere le più fantasiose e romanticamente poetiche e chiare e innamorate, le luci lontanissime ed immaginifiche di Cariddi ai piedi di una Messina a lasciarsi intuire senza mostrarsi veramente.
Ed alle spalle di cotanto mare i monti della pre Sila a strapimbo ed a declivio dolce d'ulivo a far da barriera impenetrabile a quelle invasione piratesche e mussulmane dei tempi antichi degli antichi conquistatori.
Terra di sudore e sangue, durezza amara e fierezza estrema, grandi sogni immensi quanto la delusione che li avvilisce, sopravvivenza unica e orgoglio infinito, la Calabria spicca alla punta d'Italia nel dire al mondo: " ... il giorno che dovessimo decidere, l'Italia si pentirà di aver rinnegato i suoi padri fondatori ... ".
Marco Risi in un suo film di qualche anno addietro fa dire ad uno dei suoi protagonisti una frase tatuaggio: “ ... iu sugnu tintu …” (io sono segnato; ndr) volendo quel personaggio significare che la propria vita era indirizzata in un certo modo e che nulla e nessuno avrebbero potuto mai cambiarla; ovunque andasse, qualunque cosa facesse, quale che fosse il tempo a trascorrere. Una amara convinzione a dichiarare una resa senza condizioni ai fatti della vita nonostante le gioie, le risate, le memorie felici che. pur esistenti, pur numerose, pur comunque presenti, sembrano e forse lo sono totalmente inefficaci a dare il senso di un pareggio, numericamente evidente, ma qualitativamente deficitario.
Nel profondo dell’anima e della ragione io so il perché di questa rimembranza e spontanea, non voluta e, forse, solo personale, assimilazione a quel personaggio; so che è un sentire sbagliato che condiziona in peggio nostro quotidiano; so che parlarne o, peggio, scriverne, destabilizza chi ascolta o chi legge, rendendo angoscia e fastidio; so anche però, chi ha voluto ha potuto impararlo nel corso degli anni, che il tenersi dentro pensieri di questo genere, accelera ed accresce un disagio il quale, permeando in un fondo sottaciuto e nascosto il vivere quotidiano, rischia di produrre un’esplosione che deflagrerà nel modo più rovinoso e bestiale.
Ho deciso che passerà molto tempo prima che io vi ritorni; la mia vita è altrove, il mio presente ed il mio futuro sono lontani da qui e la mia anima ha bisogno di un po’ di riposo se non fisico almeno psichico.
Lontano da qui posso fingere senza riuscirci, che quel "... iu sugnu tintu ..." che si respira nella mia terra non mi possa coinvolgere dacché, non mi va di sentirmi così e, anche se non è giusto, a cosnolarmi sarà l'attesa della riscossa, finalmente salvifica e definitiva.
Per ora ...
a casa, a casa!.