... l'amore conta ... - di Francesco Briganti

02.09.2014 08:13

Son passati quasi trent'anni da quando è nato il mio unico figlio maschio. E' un ragazzo intelligente, intraprendente, colto ed è il mio personale contributo all'eternità. Si fregia di una laurea magistrale; è un giornalista iscritto all'albo e durante gli studi, senza nessuna puzza al naso e senza mai rifiutare nulla di ciò che gli capitava poter fare, ha cercato, per quanto gli è stato possibile, di alleviare il peso, ma un figlio non lo è mai, a gravare sul bilancio familiare.
E' alto e robusto; è nato di quattro chili ed il suo visino era maltrattato al punto che mi venne da chiedere al amico ginecologo che seguiva mia moglie se il bimbo forse normale: solo tre giorni dopo era diventato un fiore con degli occhi azzurri così profondi che ci si poteva perdere dentro.
Non mangiava, o per meglio dire, non tratteneva il latte rigurgitandolo interamente dopo un po'. Nel mentre che calava di peso pprovammo di tutto: dal latte di balia a quello di capra e di asina fino a che non fummo costretti ad una alimentazione parenterale. I medici, allora, non riuscivano a comprenderne la causa, fino a che, un giorno qualcuno non azzardò l'ipotesi di un problema più che di intolleranze di pura e semplice meccanica funzionale: una stenosi pilorica che impediva il passaggio degli alimenti dallo stomaco all'intestino.
Disperammo di vederlo crescere, ma mai rassegnati partimmo. Pesava poco più di due chili quando, a Bologna, fu operato. Ricordo ancora, ed ancora mi si accappona la pelle, quel suo sguardo quasi rassegnato, aveva quaranta tre giorni, nel mentre che su una barella immensa a contenere un corpicino macilento, lo portavano in sala operatoria.
Oggi è qui a far parte di quella pletora di ragazzi che avrebbe davanti a sé il futuro ed il mondo nelle mani. Potrebbe godersi il frutto della propria giovinezza e cominciare a costruirsi quel domani che gli spetterebbe di diritto se non fossimo in uno stramaledetto paese. Uno stramaledetto paese in cui il quaranta per cento dei giovani, senza distinzioni di studio, professione, mestiere, sesso e condizioni è costretto a chiedersi, quotidianamente, cosa ne farà della propria vita, se mai avrà la possibilità di perpetuarsi come miliardi di altri prima, se i loro padri hanno fatto tutto quel che potevano, se ... .
Se, appunto, se! e qui non vado oltre!.
Avrei potuto scrivere semplicemente che : " ... aumenta la disoccupazione giovanile; che schifo" ". Voi avreste, forse, letto; ne avreste convenuto; avreste pensato, forse: " Mbé?! ed il mio allora? "; avreste, poi e rassegnati, scrollato le spalle perdendovi, distratti, nel quotidiano piovere di spot di ogni tipo e genere messo in scena, appunto, affinché il tutto diventi abbastanza tanto da impedirci di pensare ad ogni cosa e da lasciarci sommersi ed incapaci di reagire.
Ma un figlio, il mio ed i vostri, un giovane non è solo un dato statistico; un figlio, un giovane, è una storia, è una speranza, è una responsabilità, è un atto d'amore; è un sentimento, una impressione dell'animo, è qualcosa di più ed in più di una semplice scrollata di spalle.
Odio e lo dico senza parafrasi, gli spiritosi per forza; gli invidiosi per incapacità personale; quelli che sono in qualche modo frustrati o sono troppo indolenti per concepire, anche e soltanto, lo sforzo che occorre a chi vorrebbe indurli a pensare e non solo sferzarli con la frusta del twitt immediato e passeggero; quelli che si credono capaci di insegnare quando commentano con un "scusa, ma ho pensato di sintetizzare" oppure con un "troppo lungo, chi vuoi che legga" o anche con "... ma non hai niente di meglio da fare?". Non leggetemi; non è per voi che scrivo anche se forse è proprio per voi che più servirebbe.
Lo dico e scrivo per l'ultima volta e per quel che vale: " IO scrivo per me!; per poter credere di essere utile a qualcuno ed a qualcosa!". Che ci riesca o no resta una mia illusione e non me ne frega assolutamente nulla, ma proprio, nulla né dei complimenti né delle critiche.
Non vendo e non compro nulla e non voglio convincere di niente nessuno.
COSI' E' SE VI PARE; altrimenti va bene lo stesso.

... conosci un altro modo per fregar la morte ... ? (Ligabue).