lettera aperta - di Francesco Briganti
Egr. Signor Presidente Mattarella,
vorrà perdonare questa mia che è gioco forza informale. Sono certo lei comprenderà Signore che non ho eccessive dimestichezze con le alte cariche dello stato se non per gli elogi, gli incoraggiamenti e le benedizioni che quasi quotidianamente invio al presidente del consiglio, mai eletto, nominato dal Suo predecessore, per cui non sia troppo severo nei Suoi giudizi se e quando dovesse mai leggermi.
Ella, Signor Presidente, è stato giudice costituzionale, ma e sopra tutto, relatore di un intervento indirizzato al’ on. Berlusconi quando quest’ultimo era a sua volta presidente del Consiglio. In quel intervento Ella ebbe modo di usare dei termini molto fermi e duri nel commentare quella che considerava un obbrobrio legislativo con il peccato mortale di essere fondamentalmente anti costituzionale.
Ella fu, Signor Presidente, categorico e drastico e quel Suo intervento Le deve essere stato di molto aiuto quando ne ha perorato la causa durante il Suo incarico presso la corte Costituzionale; ora, un nuovo presidente del consiglio, spero Ella vorrà notare l’uso specifico del minuscolo e del maiuscolo, nessuno dei quali usato a caso, ha riproposto in modo molto intelligente, bisogna ammetterne con onestà l’arguzia, quella stessa legge variandola di quel tanto che gli basterà di arrivare al 1° luglio 2016, quando non decidesse di farlo prima, con la certezza di avere il tempo necessario per consolidare il proprio potere e per raccogliere quei vantaggi che gli deriveranno dalla tornata elettorale e dalla semina proditoriamente effettuata nel frattempo.
L’operazione messa in campo è una di quelle meglio organizzate nella storia di questo paese; dalle guardie forestali alla nobiltà romana, dai generali da operetta ai signorotti della campagna aretina, dalla mafia vecchia maniera a quella assassina e affaristica, molti, prima del giovincello fiorentino, avevano tentato di riproporre, in “questopaese” una qualche forma di regime autoritario: non vi erano mai riusciti!.
C’erano allora il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana, che pur nelle loro debolezze, pur con i loro vizi e difetti, pur con i loro imbrogli, ammesso anche che ci fossero, avevano, però, l’orgoglio filiale della resistenza ed avevano ben vivi sulla pelle le cicatrici di una dittatura feroce e stupida al contempo.
Oggi, Signor Presidente, quell’orgoglio è stato annacquato nel tempo fino a farlo scomparire dalle vene degli italiani, i quali si sono convinti che la governabilità, non importa quale, non importa come, non importa da chi retta, sia molto più importante del confronto democratico, del rispetto delle minoranze, della libertà intesa dal più banale degli esempi al più aulico e poetico. In questo, occorre dire, che il programma della loggia P2 è stato un canovaccio seguito con molta diligenza dai vari esecutori, alcuni ignari ed inconsapevoli burattini, che la finanza mondiale, tra gli altri colpevoli, metteva di volta in volta e per costrizione economica, quando non per complicità volontarie, sugli scranni appositi al che.
Le scrivo, Signor Presidente, giacché Ella è l’ultimo baluardo e difensore di ciò che resta della democrazia in questo paese. Ella, Signor Presidente, è lo stesso che ha operato presso la Consulta ed è l’unico che può rimandare alle Camere e dunque anche al Senato questa legge perché venga rivista, migliorata o cambiata se lo riterranno opportuno, non fosse per altro motivo che su di essa non s’è potuto discutere liberamente per l’imposizione di una fiducia illegittima sia perché la maggioranza governativa è tale da non renderla necessaria e sia perché non v’era, e non c’è alcun carattere di urgenza avendo più volte affermato, questo presidente del consiglio, la volontà di arrivare alla fine della legislatura.
Scrissi, al tempo della Sua elezione, Signor Presidente, che avremmo appurato la Sua onestà intellettuale e la Sua indipendenza dai giochi multiformi della politica al momento della firma su questa legge elettorale; ecco, Signor Presidente, quel momento è arrivato, adesso sta a Lei dire agli italiani se quella di allora fu una pantomima di cui Lei era parte integrante o se qualcuno fece i propri conti senza l’oste. Ci dica, Signor Presidente sei Lei è il libero gestore del colle più alto di Roma o se è solo …
L’oste dell’osteria dei magnaccioni.
Francesco briganti