… lo sciacquone … - di Francesco Briganti

07.08.2014 08:58

La famiglia nella nazione calabrese è qualcosa di sacro. In nome della famiglia si ottempera a doveri e cure non scritte, ma tramandate da sempre. In nome della famiglia si difendono posizioni indifendibili al esterno di essa, ma quelle stesse posizioni si castigano al interno secondo una giustizia che nulla ha a che vedere con quella dell’ufficialità dei tribunali o del codici di procedura civile e penale. La famiglia ha un valore che esalta il senso dell’onore, dell’ospitalità, delle regole ovunque considerate di carattere generale.
Esse, regole generali, spesso coincidono con la morale familiare, qualche volta, però, ne esulano essendo, sicuramente, meno pregne di risultati concreti e quindi efficaci. E’ chiaro, cristallino direi, che le derive personalistiche e soggettive di alcune famiglie in particolare, hanno poi portato ad eccessi ed esagerazioni e deviazioni che hanno prodotto quelle degenerazioni sfociate poi nella prepotenza, nella criminalità organizzata, nella prevaricazione del diritto altrui.
L’incapacità di un ente figura superiore e garante, nonché assurdo, truffaldino, pedofilo,(spiegherò il perché del termine) e la sua stessa invereconda ignavia perpetratasi nei secoli, hanno fatto sì che termini quali onore e rispetto si travisassero e fossero vilipesi, traditi e dirottati da un senso di riconoscimento verso coloro che nel bene e nel male garantivano agli altri un surrogato allo stato stesso, elevando al rango di figura in qualche modo costituita chi, fosse anche a suo modo, garantiva ciò che lo stato faceva mancare: regole, lavoro, una qualche forma di giustizia, l’aiuto e perché no?, quella assistenza non pelosa né fonte di concessione divina.
Il prezzo?, elevato, molto elevato e tragico.
Per chi non fosse cresciuto in questa terra fantastica e tra queste persone dure, diffidenti, ma rispettose, ospitali ed altruiste è veramente difficile comprendere il perché si accettino e si tollerino certe situazioni estreme.
Per chi non avesse visto i propri sogni, le proprie speranze deluse più e più volte, i propri diritti calpestati dalla burocrazia o da questo o quel politico, o non conoscesse come ogni iniziative tesa a generare lavoro finisce sotto posta alla smania di questo o quel altro politico, non potrà mai capire il perché dell’efficacia di una raccomandazione, i motivi dell’utilizzo delle corsie preferenziali sotto necessità medica, il sacrificio dell’accontentarsi di un lavoro sottopagato piuttosto che dell’ozio perenne, il ricorso alla giustizia privata piuttosto che subire le lungaggini di una pubblica, inerte, inefficace, cieca agli abusi ed ai soprusi tanto per le cose più banali quanto per quelle più estreme.
Ora tutto questo originatosi nella notte dei tempi e dalla sopraffazione del più forte sul più debole s’è via via trasformato in modus vivendi e, ad oggi, stato nello stato, garantendo alla fine una legittimazione particolare, particolaristica e del tutto.
Sia chiaro che questa mia disamina, il cui valore lascia il tempo che trova, non è un sorta di giustificazione a qualcosa di ingiustificabile dalla morale comune; non lo è e non lo vuole essere quando affermi, ed io lo faccio, che non possono esserci surrogati ad uno stato che abbia a cuore, rispetti ed onori i propri cittadini cominciando da quei principi che quello stato stesso si fosse dato editando una carta costituzionale tra le più auliche al mondo; ma quando quello stato fosse una ridicola sembianza del più clownesco degli esempi; quando gli esponenti di quello stato facessero, loro per primi, scempio e vilipendio delle leggi esistenti, quando quello stato seguisse una politica tesa alla sola conservazione della specie ricca, privilegiata, economica e finanziaria a totale discapito di ognuna e di tutte le altre realtà esistenti; quando quello stato addirittura scendesse a patti con quelle para istituzioni nate e cresciute in sua mancanza, allora i cittadini acquisteranno il diritto, IL DIRITTO, di scegliersi una forma alternativa.
Un popolo che fosse tale avrebbe il coraggio di unirsi e ribellarsi alla situazione e facendolo comincerebbe dalla quotidianità per proseguire su, su sino alla vibrante e soddisfatta vetta; ma un popolo che fosse, come il nostro è, costituito da un insieme di popoli non sinergici tra loro e non cooperanti tra loro, ha ben poco da scegliere visto che o muore per mano di questi o muore per mano di quegli.
Per cui, non ci si può lamentare quando dovesse, ovunque fosse, vincere il motto:

” … merda per merda, mi tengo la mia!”.