Nightmare … - di Francesco Briganti
C’è sempre un confine tra il reale e l’irreale. Ciascuno di noi sa la differenza tra il sogno o l’incubo ed il vivere quotidiano. Al giorno d’oggi neanche più i bambini ignorano le rispettive caratteristiche e le implicazioni conseguenti agli uni ed all’altro. In un momento in cui è oltre modo complicato combinare quel senso di liberazione tratto dalla possibile decadenza di un criminale dal ruolo istituzionale cui degli ingenui più che scriteriati elettori l’hanno innalzato e il fastidio provato per l’ennesimo folle agitar di masse che lo stesso criminale fa, occorre pensare con molta serietà alla vaghezza ancora una volta dimostrata dal nostro presidente della Repubblica. E’ indubbio che proprio lui e con il proprio atteggiamento sta prendendo sulle proprie spalle, sta affiancando al proprio nome, sta simbioticamente legando al suo doppio settennato le responsabilità derivanti dal non esprimersi con un messaggio alla nazione e con i toni necessari a calmierare la rabbia e l’indignazione degli uni e degli altri tra quelli che vedono nel decadente senatore una vittima e rispettivamente il declino di un uomo condannato per i suoi reati. E’ questo italiano uno tra i momenti più difficili della nostra storia; non bastassero, oltre le condanne già espresse dalla magistratura in più gradi di giudizio ed in sedi differenti tra loro; non bastassero intercettazioni telefoniche, pagamenti noti a correi o a giovincelle di facili costumi a presidenti della Rai con richieste di ostracismi o agevolazioni nei confronti di questi o quelli, dovrebbero essere sufficienti ad inquadrare ulteriormente l’individuo, le sue amicizie internazionali e le conseguenti frequentazioni politiche: un dittatore russo, paese in cui si uccidono i giornalisti impunemente; un dittatore kazako rapitore di donne e di bambine e i defunti Gheddafi e Saddam. A questo uomo si permette di parlare al popolo ed al parlamento disquisendo di colpo di stato e di uccisione della democrazia. Ebbene, un presidente della repubblica che fosse degno esponente del ruolo che occupa HA IL DOVERE in questi momenti di far sentire non solo l’eco di una voce autorevolmente personale, ma quella assolutamente necessaria della MASSIMA ISTITUZIONE di uno STATO SERIO in cui la parola LIBERTA’ e la parola DEMOCRAZIA non possono e NON DEVONO essere spese con faciloneria e strumentalizzate ancora una volta a stretti fini ed interessi personali.
E’ ben poca cosa quel paese in cui un uomo, a torto o a ragione che fosse, non solo non accetti i verdetti di un tribunale, ma che questa sua negazione diventi causa di una possibile acrimonia, e Dio mai voglia guerra, civile e che questo non susciti un qualche movimento a tutela della serenità di un popolo, da parte di chi questo dovrebbe fare invece di supportare e spingere per alleanze assurde rende ancora più triste più infimo quel paese ed in qualche modo spiega, anche se non giustifica, quella altrettanto infima considerazione di cui gode nel mondo; la stessa che si prova per quel servo cui si vuol bene ma del quale in fondo in fondo si può tranquillamente fare a meno e che, quindi, si sfrutta così come fa l’economia europea con quella italiana.
Bene, rassegnamoci!; stiamo assistendo all’inizion dell’ennesima campagna elettorale dai toni alti ed esasperati da parte di un vecchio despota e pazzo e dei suoi sodali ed accoliti. La speranza?: che sia l’ultima in questo modo e che resti soltanto una campagna elettorale senza degenerare in altro …. .