…no hablo su idioma … - di Francesco Briganti

05.12.2014 07:16

Quello che la gente non capisce è qualcosa che è insito nella parola stessa: “ gente”. L’incomprensione è dettata dall’apparire; dalla favola mediatica diversa nella sostanza, ma sempre uguale nella dinamica della diffusione e della propaganda; dal desiderio comune di credere in qualcosa o dai retaggi antichi di una appartenenza, che essa sia figlia di una idea, di una età, o di una socialità ognuna specifica e particolare, poco importa; l’incomprensione deriva dalla speranza, a volte esigenza, di un miracolo messianico; dalla disperazione, dalla delusione, dalle disillusioni continue e generalizzate.
Quello che, invece, le persone, intese come singoli soggetti, non capiscono può essere ricercato nelle condizioni socio-economiche di ciascuno; diventa qualcosa che è diretta funzione dell’io e dell’intorno di ciascuno di noi; per dirlo in modo che sia comprensibile anche per un bambino di tre anni, ciascuno di noi “non capisce soltanto ciò che non gli conviene capire”.
Da qui le fideistiche appartenenze e le criminali connivenze; le fantasiose cecità politiche ed il credere in una Ruby vergine marocchina; l’illusione che un governo di destra sia invece l’espressione di una idea di sinistra e ultima, ma non per importanza, che la mafia, le mafie, al di fuori della Sicilia non esistano.
Non lo hanno capito le genti Milanesi, né quelle venete; né quelle emiliane, né tutte quelle “comunità” a cui faceva comodo chiudere occhi, orecchie e cervello, pur di continuare una “passione pasquale giornaliera” che fosse anche dura da sostenere, ma tranquilla nella sua apatica quotidianità.
Quindi il non-popolo italiano, la gente, non capisce nel mentre stesso che gli italiani, le persone, non vogliono capire.
Questo non-popolo di una non-nazione non capisce la pericolosità di una deriva sociale, politica, economica e criminale che lo sta portando verso confini tutt’altro che liberali ed onesti. Non capisce, ciascuna parte per la sua parte, l’inutilità del e nel seguire chi si mostra come una soluzione ed una risposta senza mai specificare quale sia il problema o la domanda; non comprende che l’interesse di casta, di professione, di tifo, di condominio, le corporazioni, non potrà e non potranno, mai e poi mai, riuscire a unificare in un tutto comune e condiviso; lascia che il divide et impera riesca lì dove una coscienza unitaria farebbe da baluardo insormontabile ad ogni abuso e sopruso.
Negli anni in cui il movimento studentesco, quello operaio, le categorie più svariate e diverse tra loro scendevano in piazza e marciavano unite il successo sia pure nel tempo e con i propri tempi era assicurato giacché erano le persone che avevano capito quanto fosse importante difendere diritti ed esigenze quand’anche queste non fossero determinatamente specifiche per tutti. In questo le persone risollevavano ed assolvevano anche la loro egoistica e personale quota di “ asociale piccola criminalità” riscattandosi in una lotta comune. Allora quella piccola quota di asociale criminalità personale non andava neanche nei sogni più ingigantiti, tra le persone comuni, oltre il fregare una fila, un parcheggio in tripla, una auto assoluzione per una furbizia sfruttata al fine di un piccolo vantaggio. Le persone si ritenevano oneste a prescindere e nella quasi totalità dei casi lo erano veramente.
Oggi, siamo tutti mafiosi e lo siamo nei modi, nel pensare, negli atteggiamenti e lo siamo in piena coscienza del fatto che esserlo ci rende dei criminali al pari di chi ruba, uccide, soverchia, protegge, intrallazza, imbroglia, rapina ed è per questo che a ben scavare non c’è una persona sola che su invito cristiano possa tranquillamente lanciare la prima pietra a lapidare qualcun altro. Ed è per questo che la classe politica italiana è quella che è: ESSA E’ DIRETTA ESPRESSIONE DI UN NON-POPOLO ACCOMUNATO DAL FATTO E NEL FATTO CHE ALLE PERSONE CONVIENE ESSERE “LA GENTE”.
E’ l’unica spiegazione per cui c’è lo schifo romano, quello milanese dell’expò, quello napoletano della terra dei fuochi, quello genovese delle alluvioni, quello nazionale di una politica che non sa più rivolgersi alle persone avendo scelto anch’essa di parlare alla gente ed alla sua pancia piuttosto che ad un cuore ed ad una ragione …

quelli di ogni singolo essere umano!.