… orgasmi … ovvero: CUI PRODEST? - di Francesco Briganti
Ieri sera ho subito una delle più brutte partite di calcio a cui un tifoso come me possa assistere. Nello stadio di Napoli, quel San Paolo che sta diventando più dimora e tempio di San Gennaro che di Maradona, la squadra partenopea ha dato una dimensione di sé da far tremare i polsi a quelli che sono i suoi tifosi; una Roma tecnicamente perfetta ha dominato per gli interi novanta minuti finendo per soccombere nel finale grazie ad uno dei tanti campioni che allineano nelle file del Napoli. Non me ne vogliano i tifosi della Roma, ma non posso non dire che il mio cuore azzurro ha comunque gioito a partita finita anche se era contemporanea una amarezza venata dalla certezza che a continuare così la strada da percorrere ancora si fa sempre più erta, difficile e forse impossibile da praticare. I problemi del Napoli stanno nella troppa fatica accumulata, nella pochezza numerica dei ricambi possibili e nella testardaggine unidirezionale del proprio, anche se grandissimo, allenatore.
A coloro che stanno per dire “… esticazzi?!? “, chiedo un poco di pazienza perché il tutto mi serve non già per affermare il mio credo calcistico, ma per rapportare allo squallore espresso da un non gioco la inesistenza di una attività politica, qual si voglia l’angolo di visuale, che impera da decenni in questo paese.
Berlusconi. Maschio, uomo è una parola troppo grossa se riferita a lui, ricco, potente, sceso in campo a tutela dei propri interessi spacciandoli, primo della serie, per bene del paese, ha goduto di una maggioranza parlamentare alla quale mai nessuno prima di lui ha potuto accedere. Dall’alto della propria potenza economica e mediatica il tipo avrebbe potuto davvero instaurare una monarchia se solo avesse avuto accoppiata ai suoi stravizi quel poco di intelligenza e sagacia tali da fargli rendere al popolo quel minimo di cura e tutela sufficienti a garantirgli, gli italiani sono italiani, una fedeltà ben maggiore ed assoluta di quella che pure gli viene data dagli obnubilati genetici che lo votano.
Monti ed i tecnici. Sopraggiunti come i salvatori della patria, i profeti della equità e del rigore salvifico hanno finito per essere i Torquemada di un popolo già ridotto alle macerie dai governi precedenti e da anni di vita vissuta al di sopra di ogni possibile routine. Sotto le macerie generatesi ancora giacciono gli esodati, coloro che sfortunatamente nati nel ’52 hanno visto la propria pensione allontanarsi oltre l’orizzonte, i disoccupati le cui fila si sono ampliate in numero e quei giovani che, definiti bamboccioni, non hanno più nemmeno quella baldanza necessaria per mandare tutti e tutto “affanculo” nell’andare a prendersi con la forza ciò che gli spetterebbe di diritto. I servi della finanza e della teutonica prepotenza europea hanno somministrato all’Italia delle medicine atte, forse, a curare il male, ma, al contempo, letali per il malato.
Le larghe, le medie, le piccole INTESE. Girano e rigirano senza riuscire ad acchiapparsi la coda nel centro campo parlamentare in preda ad una confusione logica, se vogliamo, dettata dall’impossibilità materiale di accordare strumenti e geni troppo diversi tra loro per fare squadra e, perciò, in balia degli eventi economici e finanziari di una internazionale del profitto che vede nella landa italiana la possibilità di una speculazione redditizia la quale non si cura di nessuna delle conseguenze possibili futuro di un depauperamento crescente delle nazioni nel mirino; in special modo quando gli allenatori di queste squadre non fossero altro che funzionari di una politica, non figlia di una qualche idea dirimente, ma trovatella orfana vittima della insipienza e della nullità umana più specifica nella propria aspecificità.
La destra e la sinistra. La prima inesistente quando si volessero eliminare i rigurgiti fascisti e le grida di “al lupo” dei poveracci alla Berlusconi e c; la seconda, inesistente anch’essa fino a quando non comprendesse che solo nella unità delle proprie differenze, più semantiche che reali, alberga una speranza di concretezza e fattività utile ad un popolo, comunque orientato, sempre più soggetto di egocentrici interessi che nazione e paese.
Grillo e M5S. Fonte di speranza si è rivelato essere normalmente armonizzato al sistema, eleggendo ad attività politica la protesta organizzata in ogni forma possibile; specializzato, in nome di una idiosincrasia per l’esistente e di una pretesa assolutista di una propria necessaria maggioranza, nel diniego sistematico di ogni collaborazione, ha di fatto agevolato e concesso al vecchio la perpetuazione del nulla politico-esistenziale che si è abbattuto come un maglio sulle spalle di tutti gli italiani. Grillini compresi.
Alla fine, così come in un campo di calcio la squadra che non sapesse o non riuscisse più esprimere un gioco ed una personalità potrà avere solo successi fortunosi ed estemporanei, nel centrocampo politico italiano si continuerà ad assistere a performance disastrose e disastrate in attesa del colpo di fortuna o di genio, solitario, più unico che raro, continuando a sperare che non intervenga un qualche dispotico allenatore ad esautorare arbitri elettori e regole vigenti così da porre fine al gioco democratico di per sé, vilipeso e frustrato, già moribondo e con un piede nella fossa.
Vincere così, può soddisfare il tifoso, ma, di certo, non coloro che ambiscono ad uno spettacolo di calcio o di vita che sia soddisfacente e vincente, comunque ed a prescindere, per ognuno dei contendenti.