Orgoglio e pregiudizio … - di Francesco Briganti

15.01.2014 09:32

Mi capitò una volta di dire ad una persona cara: “ … noi uomini siamo troppo stupidi per renderci conto di ciò che siamo ed abbiamo; per cui, se dovesse capitare, mai sia, che si litighi oltre limite e, né tu, né io, avessimo la forza di fare il primo passo, ricorda sempre che sei stata tra le cose più belle che ho avuto nella vita … “.
So di essere imperfetto e so, senza tema di smentita, di essere stupido come lo sono, maschi e femmine, il novantanove percento degli uomini; riesco, forse per quella auto analisi circadiana di cui sono, da me e per me, soggetto oggetto, a percepire i miei difetti senza esserne vittime e le mie qualità senza farne idolatria; quindi, non era quella mia affermazione una escusatio a priori, ma una preghiera di una persona che amava a quella amata.
Spostando il piano di discussione dal campo personale a quello oggettivo della società in genere e della politica in particolare, se fosse applicato lo stesso principio di auto coscienza dei propri limiti e pregi, probabilmente le cose sarebbero diverse e diverse sarebbero le condizioni di ciascuno di noi. Ognuno, infatti, avrebbe modo di fare un redde rationem soggettivo e non avrebbe scrupoli a correggere o a tornare indietro sui propri passi quando accortosi di avere sbagliato nel seguire decisioni e comportamenti nocivi a sé e soprattutto agli altri. Il “ … se potessi tornare indietro …” non avrebbe più senso perché il tornare indietro sarebbe una realtà possibile ed accettata da tutti. Chiaro sia che si parla di situazioni rimediabili e non estreme o decisamente immutabili.
Nel mese di dicembre scorso ci sono state le primarie del Pd. La pagina face book del pueblo unido raggiungeva quotidianamente una media di visualizzazioni quotidiane, spero di lettori, al numero medio di ottocento; poi, mi sono schierato, pur non essendo un elettore Pd ed anzi essendone un osteggiatore, sulla posizione di colui che cercava di spiegare come fosse utile a tutta la sinistra partecipare a quel voto e come fosse oltremodo significativo farlo votando per Civati che definivo “operaio della politica” e ultimo comunista del Pd, moderno e non pentito. Da quel momento quel numero di visualizzazioni raggiunto è scemato sino ad assestarsi intorno alla metà ed ora sembra stia di nuovo risalendo. Tengo a dire che non ritenevo di sbagliare allora, ed a posteriori non ritengo, oggi, di sbagliare affermando ancora quello che sembrerà di peggio in quell’ottica dell’abbandono:
“ i mille e mille partitini della sinistra quando non fossero capaci di riunirsi in una federazione attorno ad un programma e non riuscissero a modificare e mortificare in nome della tutela dei più deboli i personalismi e gli orgogli e i pregiudizi che danno ad ognuno di essi la sicurezza di essere quello più a sinistra della sinistra a sinistra della sinistra, dovrebbero raggiungere l’umilta di riconoscere la propria stupidità ed invitare i loro elettori a convogliare in massa nel PD onde condizionare quella struttura politica in via di “ DEMOCRISTIANIZZAZIONE ” VERSO UN ORIZZONTE POPOLARE, DI SINISTRA E FINALMENTE PREGNO DI QUELLE ATTENZIONI NECESSARIE AD UN POPOLO ALLO SBANDO.
Non posso e non voglio stamattina andare oltre nelle analisi dei fatti che le varie scissioni, dal vecchio Pci in poi e da quella bertinottiana di rifondazione, proseguite con quelle di Cossuta e dei comunisti italiani e poi quella di Sel e di Vendola, hanno comportato al popolo che credeva nel comunismo e nel socialismo: di certo c’è, ed è sotto gli occhi di ognuno, che la sinistra, quella vera, quella che ha un’idea, un ideale ma non più un progetto ed una forza, in questo paese NON CONTA PIU’ NULLA.
Se poi si aggiunge la diaspora dei compagni verso movimenti ed attese di falsi profeti e solutori allora ci si renderà conto di quanto difficile sia il nostro futuro. In questo paese si è provveduto a dividere tra loro sindacati, poi gli operai costringendoli a firmare contratti assurdi e separati, costringendoli ad accettare di fatto ostracismi verso queste e/o quelle organizzazioni sindacali; negli stessi partiti ci sono mille e mille rivoli differenti ciascuno dei quali proprietario dell’unica verità esistente, ma nessuno che abbia coscienza della propria pochezza ed inutilità strategica nel campo dell’azione coordinata e finalizzata e dunque siamo nel caos più completo … .
Riservandomi di riprendere questo discorso, io confido in un pensiero autonomo e costruttivo di ciascuno che porti ad una analisi fattiva della situazione politica esistente e ad una soluzione unitaria ricordando ad ognuno che il “DIVIDE ET IMPERA” serve di certo a chi vuole comandare, ma che nulla può se contro “ L’UNIONE che FA LA FORZA “.