…parlami d’amore … - di Francesco Briganti
“ Quant’è bella ‘a nonna “ era questa la frase che ripetevo di continuo a mia madre; sopra tutto negli ultimi tempi della sua vita. Li viveva in un mondo tutto suo di cui nessuno di noi aveva piena coscienza; il diabete, la sua testardaggine al non voler fare uso di insulina, il suo credere che ogni cosa veniva dal cielo e che come tale andava accettata le avevano minato la razionalità e la memoria … mi capita di sperare che almeno riuscisse a capire che era quello il mio modo di farle sentire il mio amore. E’ morta, io spero, senza accorgersene; è morta che io non c’ero!.
L’ultima sera di coscienza mio padre si addormentò avendo la sua mano nella mia, al mattino e per i tre giorni a seguire non ebbe ragione di ciò che gli accadeva intorno; litigavamo spesso; non ho mai condiviso quel suo vedere il bicchiere sempre mezzo pieno; non si rendeva conto che proprio quel suo ottimismo, sempre in qualche modo mortificato e frustrato, era la fonte del mio opposto vedere le cose della vita: “ … se non ti aspetti nulla, non ci saranno delusioni se nulla dovesse arrivare …”. A lui, che volli venisse a stare con me, ho invece detto spesso che gli volevo bene … mi capita di chiedermi se non fosse per una sorta di contrappasso e/o di sfrenato egoistico bisogno di sentirmelo ripetere.
Erano, sempre e comunque, il mio porto cui ritornare e mi mancano, da morire, entrambi!.
I miei nonni, materni e paterni, misero al mondo una tribù di venti discendenti ognuno dei quali prese moglie o marito e diede alla luce almeno due figli; oggi quella tribù conta centinaia di persone; alcune sono distanti tra loro per dislocazione, esperienze, ambiente, altre lo sono meno, ma, tutte e su questo metterei la mano sul fuoco, provano, l’una per l’altra, quell’istintivo senso d’affetto, quel amore innato che solo il sangue comune riesce a far emergere in qualsiasi occasione. Cresciuti come siamo, tutti, nel mito sacro della famiglia non potrebbe essere altrimenti se è vero come è vero, che anche coloro i quali non hanno, tra loro, nemmeno una conoscenza fisica e diretta provano questo sentire tradotto in un trasporto evidente nel momento in cui chiede solo l’opportunità di manifestarsi.
Io leggo, ovunque, gli interventi più disparati ed opposti sulla tragica vicenda delle ultime settecento cinquanta, forse ottocento, vittime del mare; ho letto da qualche parte “ … Europa assassina … “; ho letto della necessità di fermare questo esodo innaturale da un mondo vissuto male ad un altro che, a prescindere, non ti vorrebbe; ho letto dichiarazione ad affondare, a bombardare, a negare quel aiuto che, nella migliore delle ipotesi, dovrebbe dare una precedenza tutta italiana; ho letto di chi filosofeggia sulla condizione da invasori di questi poveri cristi; ho letto di scontro di civiltà e di religioni; ho sentito le più bieche parole a rappresentare il mercimonio che, in un senso e nel altro, si fa di questa tragedia; ho provato sulla mia pelle lo schifo per ogni cosa e per ognuna, tutte, queste diverse manifestazioni. Ho avvertito il fariseo che c’è in ognuno, quale che ne sia il campo, il quale non sia veramente disposto a dire: “ … mandatemene uno qui, lo accolgo io … “.
Ho immaginato la bestiale disperazione di un padre che veda scomparire tra i flutti un figlio, piccolo o grande che fosse; il dolore immenso di una madre che sopravviva anche solo un attimo al respiro di un suo figlio; l’abbandono che un figlio vive prima di annegare a proprio volta, nel vedere annaspare ed affondare un proprio genitore; ho percepito, in tutta la sua stupida bestialità, l’essenza feroce di quella scimmia rimasta tale, che getta fuori bordo un suo simile solo perché crede in un dio diverso, comunque inesistente o indifferente se glielo lascia fare; ho visto un mare parimenti strafottente sommergere senza pietà e senza miracoli a salvare tutto ciò che gli capitava a tiro e mi chiedo:
“ … quel Dio che fece la luce, quel Dio che separò le acque del mar rosso, quel Dio che morì sulla croce e quel Dio in nome del quale gente senza cervello si trasforma in una bomba micidiale, quel Dio … dov’era?”.
Non me ne frega nulla delle opportunità mancate da questa Europa che si ciba del sangue dei suoi cittadini e non potrebbe importarmi di meno delle teorie più varie ed opposte a giustificare l’una o a condannare, alternativamente, questa o quell’altra causa, a me interessa soltanto sapere, e visto che quel Dio era assente o era indifferente, quando sarà che gli uomini, GLI UOMINI, quelli veri, se ancora ce ne sono …
ne prenderanno il posto?.