r. i. p. - di Francesco Briganti
La luce arriva ogni giorno più presto. E’ freddo stamane; quel freddo secco, pungente eppure non fastidioso; quel freddo che penetrando nei polmoni ti fa desiderare di non aver mai acceso una sigaretta; quel freddo che da solo manterrebbe vive tonnellate di cibarie senza che ad inquinare ogni cosa ci fossero i fuorocloruri dei frigoriferi; quel freddo che ti fa sentire vivo nell’apprezzare tutto ciò che ti circonda: ovunque tu sia, comunque tu sia, quando tu fossi.
Lo seppelliscono a Pistoia. Un conoscente, un amico del bar della Tiziana; un uomo per tutta una vita dedito al lavoro. Una vita fatta di levatacce mattutine, di spostamenti continui, di cantieri allestiti e smontati, di preoccupazioni, di vette e profondità, di sacrifici e ricompense: una vita!.
Poi il diabete, poi il cuore, poi l’incuria un po’ cosciente, un po’ obbligata; quindi la crisi, i problemi, il disinteresse di una società che esalta i vincitori ed abbandona gli sconfitti; forse la resa nascosta dietro ad un sorriso speso per chiunque lo incontrasse al bar e prendesse assieme a Lui qualcosa da bere.
Aveva acquistato uno scampolo di terra di fianco al mio giardino; gli avevo anche stupidamente fatto la guerra, secondo un metro del tutto egoistico mi stava depredando di una occasione; pian piano, nei giorni a trascorrere, avevamo parlato, ci eravamo spiegati, avevamo iniziato una conoscenza fatta di battute amichevoli, di scambi di pensieri, di ragionamenti i più vari e pregnanti; una degna persona a cui portare rispetto e per la quale provare stima. Lunedì scorso il suo sorriso s’è spento; il suo cuore ha detto basta e così, pudicamente, con quel suo sorriso accattivante, ha oltrepassato l’ultimo uscio e se n’è andato. Lo portano a Pistoia il Bonelli: riposi in pace, di certo se l’è meritato.
Vivono, invece, vivono sguaiate e tronfie tutte quelle figure inutili a blaterare discorsi vuoti di contenuti e opposti gli uni agli altri quasi fossero possibili due verità che contemporanee e funzione di uno stesso accadimento siano, ciò nonostante, completamente opposte.
“ … abbiamo fatto … “; “ … no, non avete fatto … “. Una esponente di destra ed un’altra di pseudo sinistra. E cianciano, cianciano continuando a parlarsi addosso frastornando chi avesse, per una volta ancora, deciso di farsi ammorbare l’anima dall’ennesima cascata di chiacchiere che puttane mediatiche, uomini o donne che fossero, ti lanciano addosso dagli schermi di ogni canale possibile. Che sia sport, politica, sociale, religione poco importa giacché a quei figuri interessa soltanto di poter giustificare a sé stessi una propria inutile esistenza e lo fanno sapendo che troveranno, comunque ed a prescindere, una stupida platea che ne accoglierà le ragioni, le smargiassate, le menzogne più spudorate spacciate come verità dogmatiche che nulla hanno a che vedere con l’esistenza reale di chi si batte nel tentativo, è rimasto solo quello, di conservare ancora un poco di dignità.
Troveranno chi dà ragione all’uno o all’altro e nel farlo resta sommerso in quel mare di letame che non fa distinzione ed accoglie la maggioranza di questi paesani oramai incuranti del fetido sapore a cui hanno persino fatto l’abitudine al punto tale da averne il gusto sufficiente a non ribellarsi mai.
Ed allora riposiamo tutti in pace; rassegnati, spersi e stanchi proprio come è normale che siano delle greggi di pecore che a testa bassa ed a schiena prona sono …
… smidollate e senza né cuore né anima !.