S. M. S. ... ovvero - di Francesco Briganti
... ed io tra di Voi ... : è una famosa canzone portata al successo da C. Aznavour un armeno trapiantato francese. Per chi non la conoscesse, il seguito, chiarirà, spero, il senso della citazione.
Viviamo tempi difficili e tanto strani almeno quanto lo è la nostra capacità di adattamento ad ogni cosa. Viviamo una società in cui le brutture da tempo hanno superato per numero e speciosità degli accadimenti le peggiori aspettative. Star qui, nella mattinata di un giorno pre festivo e per di più all'inizio di un estate attesa comunque come una liberazione dalle angosce, in tutti i sensi intese, di un inverno lunghissimo da passare, a ripetere i disastri di un paese che se ne fotte dei suoi paesani, sarebbe una inutile cattiveria; ma ricordare come la perfidia scovi, ogni giorno di più, vie nuove per perpetrare sé stessa non è masochismo, o peggio, annoiare e maramaldeggiare gli altri, è un dovere a cui nessuno dovrebbe sottrarsi.
E dunque:
DI Maio (M5S): " ... le riforme stagnano, noi arriviamo al momento giusto ... ". Stantio ricordare al signore in questione che non è "cosa sua" prenderci per fessi. Anni passati ad ingoiare, piaccia o meno sentirselo dire, ogni schifezza possibile ci hanno resi edotti ai comportamenti i più camaleontici e opportunisti possibili. La sconfitta elettorale, clamorosa e indiscutibile, le dichiarazioni paranoiche su di un futuro da album di fumetti di un esagitato pseudo profeta, le farneticazioni di un messia da palcoscenico di terzordine a cui non va bene nulla nemmeno il proprio dire, sono sotto gli occhi di tutti quelli che le hanno voluto vedere ed hanno saputo ascoltare e quindi questo intrufolarsi, improvvisamente, in quel campo politico sin qui schifato dall'alto di una verginità (sic!) tanto inutile quanto troppo sbandierata, non è e non sarà mai il vero motivo di una ritrovata, quando mai si fosse avuta e persa, ragione politica: è un comportamento tragicamente dettato dalla paura; quella di lentamente sparire senza neanche poter dire : " ... io ci ho provato!"; giacché, adesso, farlo, farlo e farlo credere e noi a crederci sarebbe un ulteriore suicidio.
Renzi (PD!?!): lo scambio di ruoli con un certo comico arricchitosi grazie anche alla mia dabbenaggine viste le volte che sono andato ad ascoltarlo in teatro, è oramai un dato di fatto. Gli streaming gravidi di battute di spirito e di accuse da lancio di sasso e conseguente mano nascosta, i proclami da tribuno del popolo nel mentre di un fare da servo dei padroni, gli assalti più variegati ad una carta costituzionale dall'alto di una posizione usurpata (stai sereno Letta), le grida manzoniane sparse ai quattro venti dai suoi bravi e da tutti quelli che gli si sono accodati ed infine quell'aggregarsi di un gregge ad un improvvisato pastore non sono i sintomi di un'Italia che cambia, sono gli ultimi spasimi di un malato che muore. Un malato che risponde al contrappello serale alla lettera I, I come italiani; I come italioti; I come imbecilli.
La politica: il termine greco voleva intendere tutto ciò che costituiva l'etica di un luogo considerato. Ma l'etica di un luogo è dettata dalla natura di quel luogo e delle persone che lo abitano, perciò dagli usi e dai costumi di quelle persone e, quindi, la parola politica (etica della polis) non vuol dire un insieme di comportamenti corretti, giusti e santificabili, ma vuol rappresentare nella codificazione, nei comportamenti e nell'avvicendarsi quotidiano il divenire di un paese e dei suoi paesani. Ed è per questo che hanno tutti ragioni da vendere coloro che della politica, comunque la si considerasse, hanno lo schifo più radicato e profondo; solo che, costoro, non ragionano sul fatto che prima cosa dovrebbero avere schifo di sé stessi.
La rappresentazione teatrale della vita: Sorridiamo, ridiamo, piangiamo, gridiamo, soffriamo e gioiamo non in funzione di quello che siamo, ma in dipendenza di quello che vogliamo apparire ed ottenere. Pessimi attori di un copione inventato momento per momento recitiamo a soggetto secondo l'alea del istante vissuto, secondo convenienza, secondo ipocrisie più o meno auto confessate o riconosciute, osserviamo due, possibili, forse probabili, futuri amanti, siano essi, rispettivamente ed alternativamente, vecchi o nuovi del ruolo, corteggiarsi e giocare non per gusto ludico o sincera passione, ma per puro e cristallino interesse pubblicamente privato e privatamente pubblico.
Siamo tutti lupi e tutti agnelli, ma non sulle rive di un fiume limpido a correre al mare, piuttosto ai bordi di una fogna a cielo aperto il cui fetore neanche più da fastidio.
Quindi:
... S otto M entite S poglie!.