Un balcone a palazzo Venezia - di Francesco Briganti

15.12.2013 09:58

14 DICEMBRE 2013: nove giorni a Natale, diciassette al nuovo anno. Alcune date importanti sono appena trascorse: la millenaria festa dell’Immacolata Concezione, la ricorrenza della strage di piazza Fontana (fascista e di stato sin dai primi nano secondi dopo il botto) e, senza per questo voler mischiare sacro e profano, la elezione di Renzi a segretario del Pd e l’ennesima presa in giro da parte di un governo di saltimbanchi soggetto di una replica ripetuta e stanca.
Torno dalla mia passeggiata mattutina goduta respirando aria fredda e frizzante con l’intervallo mediano dell’ottimo cappuccino e degli splendidi cornetti della Tiziana; questi ultimi hanno il pregio, oltre ad essere splendidi al palato, di sollecitare le mie sinapsi cerebrali e di indurmi alla riflessione ed è così che tornando verso casa ho pensato di mettere assieme la filosofia di G.B: Vico, la debole memoria degli italiani e la semplice somma di due addendi uguali: 2+2=4.
Il grande filosofo sosteneva, violentando ogni sintesi ragionevole, che la vita è sostanzialmente un ripetersi di avvenimenti simili e che quindi essa sviluppandosi secondo canali ben definiti : l’età degli dei, l’età degli eroi e l’età degli uomini il cui significato finale può essere rapportato e riportato all’istintività dell’infanzia, alla fantasia della fanciullezza ed alla fin fine al raziocinio dell’età adulta. Nella prima, infatti c’è la spensieratezza del nuovo e la acquiescenza al potere superiore ex machina, nella seconda si riconosce il potere superiore di altri uomini che fanno le leggi e le regole cui sottostare e nella terza avendo raggiunto la maturità del ragionamento critico ogni uomo riconosce che tutti sono uguali tra loro, ognuno è artefice del proprio cammino articolato ed integrato con quello di ciascuno degli altri il cui insieme avrà comunque un destino già stabilito. Questo in sommi capi ed in estrema, insufficiente sintesi. Molto più prosaicamente si può ulteriormente sintetizzare dicendo che ciò che è accaduto in passato accadrà ancora e sta a noi, pur accettando come immutabile la metà finale, cambiare la via da percorrere facendo tesoro della nostra memoria e, quindi, delle nostre esperienze.
Il Fascismo nacque come reazione alla rivoluzione bolscevica del 1917 e raggiunse il potere nel 1922 quando, al grido di “… la terra ai contadini …” le camicie e nere ed il popolo affranto e distrutto da una situazione economica allo sfascio marciò su Roma per chiedere al vigente governo di allora che si facesse da parte per lasciare ai marciatori il potere di instaurarne un altro (corsi e ricorsi storici; ndr).
“Secondo l'ideologia fascista, una nazione sarebbe una comunità che richiede dirigenza forte, identità collettiva e la volontà e capacità di esercitare la violenza per mantenersi vitale. Per l'ideologia fascista la cultura è creata dalla società nazionale collettiva (pensiero unico; ndr), dando luogo a un rifiuto dell'individualismo; il fascismo nega inoltre l'autonomia di gruppi culturali o etnici che non sono considerati parte della nazione fascista e che rifiutano di essere assimilati (chi non è con me è contro di me; ndr): questo in tutte le realizzazioni storiche del fascismo è stato applicato nei confronti di minoranze etniche o religiose, in particolare quella ebraica ( ma comunque prima espulsi, poi esiliati, quindi relegati in campi di concentramento fino all’assassinio di tutti coloro non normalizzati all’idea del capo; ndr). L'ideologia fascista sostiene l'idea di uno Stato a partito unico e vieta qualunque opposizione al partito stesso (chi vi ricorda?; ndr). (wikipedia).”
L’italiano si sa è un popolo fatto di poeti, santi e navigatori; gente poca avvezza all’esercizio della memoria presa com’è dal godersi il piacere di una nuova avventura, di un pathos dettato dalla sofferenza, oggi fisica e morale, di un sacrificio soggettivo o oggettivo comunque masochistico; in base a questa valutazione tale popolo è poco avvezzo a cose reali come la matematica e si occupa di somme e di sottrazioni solo quando queste riguardano in maniera strettamente legata al proprio egoistico portafoglio e quindi rifugge dal guardare al mondo, al suo svilupparsi ed alle mete cui questo sviluppo porta in funzione dei vari addendi che poi ne costituiscono quella somma e meta finale. Di solito quando analizza la meta d’arrivo e ne riscopre i vari passaggi per arrivarci è oramai troppo tardi ed allora occorre ripercorrere di nuovo tutto il cammino ripartendo dall’età degli dei, passando da quella degli eroi per raggiungere di nuovo quella degli uomini.
Ad oggi ci risiamo:una drammatica situazione economica; una reazione ad uno strapotere decisionale in economia racchiusa nella mani teutoniche dell’Europa; il grido “ … A Roma … A Roma …” espresso da un popolo, a ragione condivisa, inferocito, ma mal consigliato e mal aggregato; una classe politica, inetta, ignave, corrotta, inutile; un popolo, infine, della sinistra disaggregato e diviso nel suo essere partecipe e nei suoi punti di riferimento e, dunque, disorganizzato nell’immediato alla difesa di una democrazia, di uno stato, di un paese, di sé stesso.
Io non so se sono riuscito nell’intento che mi ero prefisso, e se ho fallito ve ne chiedo venia, ma confido molto, moltissimo che l’INTELLIGENZA di VOI CHE LEGGETE è tale da essere suppletiva e riparatrice alle mie eventuali manchevolezze.
Ciò detto e scritto, Buona Domenica, perché a Roma ancora non ci sono arrivati … .